«ROSSO RELATIVO - Tiziano Ferro» la recensione di Rockol

Tiziano Ferro - ROSSO RELATIVO - la recensione

Recensione del 22 nov 2001

La recensione

Qualche cantante già ci aveva provato ad introdurre in Italia la musica nera, quella soul, gospel e R&B, magari impostando un po’ la voce. Forse qualcuno si ricorderà ancora di Jenny B, vincitrice al festival di Sanremo 2000 nella categoria dei giovani emergenti; oppure ad altri verrà in mente Giorgia, che ancora esordiente cantava in un gruppo dal nome alquanto significativo, i Vorrei La Pelle Nera, come corista. Nessuno, però, ha pensato di trasporre qui da noi lo spirito della musica nera in modo davvero radicale. Con grande passione – e magari anche con un po’ di furbizia – Tiziano Ferro ha capito che la musica che lo emozionava aveva buone probabilità di trovare terreno fertile in un paese dove ancora mancavano (veri) artisti neri. Tiziano è giovane, carino e dotato di una buona voce. E poi, le ultime statistiche dicono che in Italia la febbre per le ritmiche d’Oltreoceano sta prendendo piede, spingendo addirittura orde di casalinghe ad iscriversi a corsi di danza hip-hop, vera e propria arte originaria dei ghetti di New York.
Ma forse, da quando la sua “Xdono” è salita in testa alle classifiche italiane vendendo oltre 75.000 copie, certi appunti non sono più necessari. Perché Tiziano piace e basta: quella sua faccia “un po’ così”, da ragazzo di periferia emerso dal nulla, e quel suo mescolare l’italianità più spiccata al sogno americano – come succedeva negli anni ’80 – ha conquistato tutti. Tiziano Ferro, in fondo, ti fa sentire così normale. E la sua musica, contaminata da potenti gorgheggi e impennate vocali, e da “sfumature colorate di un rosso relativo”, il colore dei sentimenti dell’amore, è pregna di passionalità; non è altro che il riflesso della sua anima, un’anima senza macchia. Lo dice lui, che sembra molto sincero, e noi ci crediamo. Però, la normalità rassicurante di certe parole, trovate musicali o di arrangiamento, a volte suonano davvero troppo “italiane”. Un po’ come l’idea che i tedeschi si sono fatti di noi quando Toto Cutugno cantava “L’italiano”, anche se – è vero – in quel testo Toto diceva anche “buongiorno Italia con i tuoi artisti/con troppa America sui manifesti”. Santa verità! Già, perché nel disco di Tiziano Ferro, pur essendoci qualcosa di orecchiabile e piacevole, c’è davvero troppa America: e mal scimmiottata. Naturalmente Tiziano ha subito detto che il rispetto per i cantanti che ama, da Erykah Badu fino a D'Angelo, Sisqò e Usher, è così forte che non si permetterebbe mai di voler competere. Insomma, Tiziano è sincero. Fa ciò che ama. E anche se un po’ fa ridere sentirlo cantare in inglese, singhiozzando come Michael Jackson mentre tutt’intorno il super coro gospel Big Soul Mama infiamma l’atmosfera (“Soul-dier”), Tiziano rimane sempre uno di noi. Un italiano vero.

(Valeria Rusconi)
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