«INSIDIA - Litfiba» la recensione di Rockol

Litfiba - INSIDIA - la recensione

Recensione del 08 nov 2001

La recensione

«...il tempo cambia molte cose nella vita, il senso, le amicizie, le opinioni...», cantava Battiato in “Segnali di vita”, e il tempo che è passato dal divorzio Renzulli-Pelù ha indubbiamente giovato alla nuova line-up dei Litfiba, nonché a chi, come il sottoscritto, si trova a doverne parlare dopo essere stato non proprio tenero con il precedente lavoro del gruppo, “Elettromacumba” (vedi recensioni). I Litfiba costruiscono il loro nuovo lavoro partendo da coordinate diverse rispetto a quel disco, cercando di enfatizzare al massimo il non-peluismo che adesso impronta i loro gesti. E il punto a loro favore è che ci riescono: in questo senso va dato atto al cantante Cabo Cavallo di essere riuscito nella non facile impresa di discostarsi da un modello che, volente o nolente, gli alitava sul collo come il peggiore dei fantasmi. Meno elettricità e loop, più rock sanguigno e tirato: questi gli ingredienti della cura Renzulli-Pirelli, accoppiata che, come il Trap, una cosa sa fare e fare bene. Si torna alle atmosfere dei Litfiba di “Pirata” e “El diablo” (soprattutto), e il fatto che adesso i quattro - con il nuovo batterista Gianmarco Colzi al posto di Ugo Nativi - si conoscano meglio rende l’album dei Litfiba un disco “di gruppo”, nel quale i pesi sembrano distribuiti in modo più equilibrati. L’insidia che si cela dietro le canzoni di questo lavoro è però quella di un rock’n’roll classico privo di particolari guizzi, e qui torniamo a bomba sul discorso già fatto in parte a proposito di “Elettromacumba”. Renzulli ha scritto canzoni migliori per questo disco, rispetto al precedente, che davvero possono dare l’impressione di essere legate in qualche modo ai gloriosi trascorsi del gruppo: si tratta di momenti, di flash, però qualcosa c’è. Piuttosto, la formula funziona molto meno a livello di testi, perché la linea minacciosa e ambigua, con punte di esoterismo e diavoleria, che i Litfiba adottano in questa nuova “mise” non sembra particolarmente azzeccata. Certo, anche questa è patrimonio comune della band dai tempi del dark, ma sarà che sono passati degli anni, adesso non sembra più così efficace, per non dire che spesso nelle canzoni si traduce in qualcosa di inafferrabile: non delle storie, non delle immagini, i testi dei Litfiba sembrano pensieri che scorrono via indipendenti intorno a qualcosa che non si indovina, e lasciano molto poco il segno nell’ascolto dell’album. Fanno eccezione i momenti meno maledetti e più onirici, come “La stanza dell’oro”, “Ruggine” , “Senza rete” e “Oceano”, mentre decisamente più gratuiti e retorici sono “Mr. Hyde”, “Insidia”, “Invisibile” e “Il branco”, davvero un po’ sempliciotta. Lungi dal dire cose nuove, “Insidia” continua a divulgare il trademark dei Litfiba e lo fa sicuramente in modo migliore di “Elettromacumba”. E se è vero che per i Litfiba di oggi pareggiare è già vincere, continuo a non capire che tipo di riscontro possa avere oggi un disco come questo, che alla fine non è né carne né pesce. Quello che ho imparato con il passare del tempo, però, è che i gusti del pubblico sono imperscrutabili. Per cui, per quanti sono ancora interessati a questa musica, buoni Litfiba a tutti.

(Luca Bernini)
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