«STRANGE LITTLE GIRLS - Tori Amos» la recensione di Rockol

Tori Amos - STRANGE LITTLE GIRLS - la recensione

Recensione del 14 set 2001

La recensione

Tori Amos e le cover: un vecchio e mai sopito amore. Fin dai suoi esordi la cantante ha rivisitato e inciso classici del pop e del rock alla sua maniera. Un modo per dare un significato al termine “cover”, che spesso è stato comodamente inteso come pura “lettura” della canzone di qualcun altro. Tori Amos no, le canzoni altrui le ha sempre scarnificate con il suo piano e la sua voce, quasi fino a renderle irriconoscibili e comunque diverse dall’originale. Oltretutto non ha mai sofferto di quella forma di snobismo/paura tipica di molti suoi colleghi, che finivano spesso per scegliere canzoni sì di grandi cantanti, ma quasi sconosciute, un po’ per dimostrare la propria competenza, un po’ per timore di affrontare grandi classici. La Amos, poco dopo il suo debutto con “Little earthquakes”, pubblicò un EP (“Crucify”) in cui, in un colpo solo, affrontava “Smells like teen spirit” (Nirvana), “Angie” (Rolling Stones) e “Thank you” (Led Zeppelin).
Questo disco di cover non giunge inaspettato, anzi. Prima o poi sarebbe arrivato. Ma, per tutte queste premesse, è una mezza delusione. Non per il repertorio, eclettico come al solito: si passa da “97 Bonnie and Clyde” di Eminem a “Raining blood” degli Slayer, passando per “Happiness is a warm gun” (Beatles), “Enjoy the silence” dei Depeche Mode, “New age” dei Velvet Underground, “Heart of gold” di Neil Young e “Time” di Tom Waits. Ma per le scelte musicali, non sempre convincenti. E’ un disco quasi sempre cupo, con poche aperture melodiche (le cover dei Depeche o di “I’m not in love” sono esemplari, al proposito). Il brano di Eminem diventa un recitato per voce ed archi, quello di Neil Young un improbabile rock elettrico, quello dei Beatles una lunga suite semi-elettronica di 10 minuti. Si salvano poche cose da quest’aria pesante, forse solo la “Real men” di Joe Jackson, “Rattlesnakes” di Lloyd Cole o la title track.
Non si può certo dire che Tori Amos non abbia coraggio: questo è il maggior pregio del disco. “Strange little girls”, però è un disco che, viste le premesse, sarebbe potuto essere un capolavoro. Invece è solo un buon album. E, parlando da appassionati, perché non raccogliere in un secondo disco tutte le cover sparse in retri di singoli, raccolte e colonne sonore varie?

(Gianni Sibilla)
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