«THE GUNMAN AND OTHER STORIES - Prefab Sprout» la recensione di Rockol

Prefab Sprout - THE GUNMAN AND OTHER STORIES - la recensione

Recensione del 13 set 2001

La recensione

Se non avete bene presente o non ricordate chi sono i Prefab Sprout, non preoccupatevi. Un gruppo che ha pubblicato il suo album più recente nel 1997, e quello ancora precedente nel 1990, non si può dire che abbia fatto molto per farsi ricordare. Eppure, ciò non toglie che possa essere valsa la pena di aspettare questi quattro anni per ascoltare le canzoni di “The gunman and other stories”, ottavo album di una carriera che dura ormai da 17 anni. E’ una storia, quella dei Prefab Sprout, che affonda le sue radici nel pieno degli anni ’80 di quei gruppi che, incuranti del marasma musicale che li circondava, volevano tornare a focalizzarsi sulle canzoni. Mi vengono in mente, attingendo alla memoria un po’ confusa di quegli anni, Prefab Sprout, Deacon Blue, gli Aztec Camera di Roddy Frame, ma magari c’erano anche i primissimi Everything But The Girl e i Lotus Eaters... era musica a tinte pastello, tenue, sorretta da testi poetici e spesso – almeno nel caso dei Prefab Sprout – anche ironici. Paddy McAloon, deus ex-machina di questa formazione, era forse quello con le carte più in regola di tutti per andare avanti, una sorta di Elvis Costello baciato in fronte dalla leggerezza, con una gradevolezza vocale e la capacità non comune di assommare nella sua scrittura – fatte le dovute riduzioni in scala – l’arguzia verbale di un Lennon con la felicità melodica di un McCartney. Date premesse così brillanti, è difficile spiegare cosa non abbia funzionato nella gioiosa macchina da guerra dei Prefab Sprout, spesso salutata dalla stampa come nuovo esempio di genialità e poesia applicata alla musica. Tranne il momento magico vissuto tra il 1985 e l’88, del gruppo si sono successivamente perse tracce e segnali, forse per la vita ritirata condotta dal suo leader, forse per il diradarsi delle apparizioni pubbliche e degli episodi discografici, forse perché la formula musicale della band non è mai riuscita realmente a ritagliarsi un suo ambito stabile all’interno dei fuggevoli gusti del pubblico. E d’altra parte “The gunman & other stories” ci mette di fronte, oggi come allora, allo stesso affascinante interrogativo. Per chi è questa musica? Per gli amanti della canzone perfetta, senza dubbio. Per quanti amano melodie scritte con perizia, arrangiamenti sapienti, testi possibilmente non banali e anche un po’ legati al magico mondo dell’infanzia. Paddy McAloon gioca al cowboy in amore in un disco che mescola ambientazioni western, mitologia greca (“Cornfield ablaze”) e sense of humour tutto inglese (“Farmyard cat”), lo fa con grazia in alcuni momenti e con banalità in altri, ma riporta tra i solchi di questo lavoro (prodotto dal Tony Visconti di bowiana memoria) il DNA talentuoso e aggraziato della sua band. Sono belle canzoni, gradevoli, proprio ben fatte, capaci di riportare indietro nel tempo ma forse troppo tenui e fragili per resistere nel mondo ipervitaminico delle canzoni di oggi. E’ come vedere i filmati dei vecchi tennisti e paragonarli con i picchiatori della racchetta che girano a piede libero oggi: vi immaginate il talento, l’estro di un Panatta, di un Nastase, alle prese con un randellatore qualsiasi, con il servizio che fa i buchi per terra, il dritto come un ferro da stiro e chilometri e chilometri di corsa nelle gambe? Difficile resistere anche solo un set. Eppure potete ancora godervele, quelle cose, magari in videocassetta. Ecco, i Prefab Sprout nel 2001 sono qualcosa del genere, un rito da consumare in privato, quando lo stereo tira fuori melodie suadenti come “Cowboy dreams”, “Wild card in the pack”, “The streets of Laredo”, “Blue roses”, “Love will find someone for you” e la vostra stanza torna quella di tanti anni fa.

(Luca Bernini)
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