«LITTLE BITCH - Tito & Tarantula» la recensione di Rockol

Tito & Tarantula - LITTLE BITCH - la recensione

Recensione del 20 mag 2001

La recensione

Chi ha seguito la produzione cinematografica di Robert Rodriguez conosce sicuramente Tito & Tarantula. I film di Rodriguez sono infatti disseminati di grande musica: rock’n’roll, americana, southern rock, tex-mex… Tito Larriva e i suoi sono diventati un po’ il simbolo della colonna sonora “made in Rodriguez”, tanto che li abbiamo ritrovati anche davanti alla macchina da presa (ricordate la band che suonava nel locale infernale in “Dal tramonto all’alba”? E l’amico del barista in “Desperado”?). Ovviamente la musica di Tito & Tarantula vive perfettamente in simbiosi con le trame e le immagini delle pellicole del regista americano, pervasa dallo stesso implacabile realismo, dallo stesso cinismo: storie e suoni da bassifondi, intrise di whisky e tequila, grondanti sangue sudore e lacrime. Tito Larriva, Peter Atanasoff e Johnny “Vatos” Hernandes sono al terzo album con “Little bitch” (titolo già rappresentativo di un pensiero) e hanno parzialmente modificato il loro suono. Si sono assottigliate le influenze messicaneggianti a favore di una maggiore tendenza alla psichedelia e all’hard rock, in certi brani ancora più ruvido del solito e per la prima volta contaminato qua e là da qualche effetto elettronico. Già l’apertura con “Everybody needs” mostra un suono sporco e incrocia stili differenti che vanno da John Hiatt a David Bowie; “Forever forgotten & unforgiven” è invece un incontro fra Stones e Aerosmith, “Crack in the world” fra Stones e AC/DC. Fluida e nervosa nella sua pacatezza, “Goodbye Sadie” sembrerebbe dover esplodere da un momento all’altro, ma così non è. Ma ci sono altre influenze, da Dylan ai Nirvana a tutto ciò che ognuno di noi vi può trovare in base al suo background (c’è addirittura un inserto rap in “Super vita Jane”. In realtà il disco suona molto… Tito & Tarantula, anche se un po’ meno dei precedenti.

(Diego Ancordi)
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