«SENSIBILE AL TATTO - Plastico» la recensione di Rockol

Plastico - SENSIBILE AL TATTO - la recensione

Recensione del 02 ott 2001

La recensione

Una voce di quelle che la sanno lunga e chitarre che vanno. Questo potrebbe essere semplicemente la quintessenza dei Plastico, se non fosse che sia la voce che le chitarre appartengono a due ragazze poco più che ventenni (rispettivamente Diana Tejera e Irene Boreggi). E ancora. Quasi tutte le canzoni (tredici in tutto) sono firmate dalla cantante. Questa è sicuramente la cosa che colpisce di più di questo gruppo ed è, per dirla molto banalmente, un segno dei tempi.
Il livello è buono sotto ogni aspetto: chitarre efficaci che a volte grattano e a volte accarezzano, voce padrona, composizioni non scontate. Testi terribilmente femminili, tanto da essere consigliati soprattutto ad un pubblico maschile, che può leggerci una sorta di vademecum sulla giovane donna del 2001.
Già “Paranoia”, il brano di apertura, è esplicativo: “Quando tardo solo di mezz’ora/lui va in paranoia/se mi chiama e non rispondo apposta/lui va in paranoia”. Ma, tranquilli ragazzi, c’è la soluzione finale data direttamente all’interlocutore (che più che un singolo potrebbe essere il maschio in genere), ovvero un “rilassati, sorseggiami e respira” che fa venire in mente il “parlami, guardami, aspettami” di Roberto Vecchioni e soprattutto il “ritrovami, ripescami, sorteggiami” di Paolo Conte, appello ad una donna-enigma.
I Plastico nascono dai Pink!, un duo formato dalle due ragazze (con cui avevano già pubblicato un album intitolato “Sistematicamente…”) a cui si sono aggiunti Stefano Galafate al basso e Raffaele Venturi alla batteria, i quali offrono un buon sostegno alla ritmica.
Il disco si fa apprezzare, senza picchi particolari riesce comunque a coinvolgere in diversi episodi (da “Difettoso al tatto” a “Strani sintomi” e a “Il margine”). Scorre bene, i suoni sono à la page, in una miscela di vari elementi come pop, rock ed elettronica, che non cozzano l’uno contro l’altro. Assomiglia a molte altre cose, ma il fatto di essere frutto di una prospettiva femminile depone sicuramente a suo vantaggio offrendo tratti originali, quelli di donne che espongono anima, cuore e cervello invece che altro.
Quel “rilassati, sorseggiami e respira” è anche la miglior disposizione d’animo per ascoltare questo disco, anche perché di plastica sa poco.

(Francesco Casale)
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