«CROWN ROYAL - Run DMC» la recensione di Rockol

Run DMC - CROWN ROYAL - la recensione

Recensione del 17 mag 2001

La recensione

Il ritorno dei Run DMC suona come una notizia bomba per tutti i nostalgici della vecchia scuola hip-hop; qualcosa invece di irrilevante per i fruitori solo del rap moderno. Come fare allora per un gruppo che ha attraversato la old school e la new school a tornare in auge? I Run DMC ci avevano già provato in passato, ma non sono riusciti a vendere come ai vecchi tempi, a schizzare in classifica come con l’album “Raisin hell” del 1986. Il Reverendo Run, Jam Master Jay e DMC non sono certo intenzionati a mollare e questo “Crown Royal” ha tutto il sapore della rivincita. Basta scorrere i nomi dei numerosi ospiti e produttori per rendersi conto della nuova strategia usata per ottenere credibilità verso le giovani generazioni: utilizzo di loro vecchi campioni e rime per riportare alla mente il loro glorioso passato, l’inserimento di nomi come Fred Durst dei Limp Bizkit, Kid Rock e Stephan Jenkins dei Third Eye Blind, per ricreare quel mainstream che anni fa ha portato il gruppo alla popolarità nel curioso remake di “Walk this way” con gli Aerosmith (qui rinverdito in chiave dance nell’ultima traccia nascosta del CD), il contributo di Nas, Method Man, Prodigy dei Mobb Deep e Fat Joe per accostarsi ai nuovi dominatori della scena hip-hop.
Un disco auto-celebrativo, atto a ricordare il loro contributo fondamentale nella storia del rap e senza il quale, gran parte dei nomi presenti nell’album non avrebbero ragione di esistere, ma anche l’unica maniera per loro di non essere ancora relegati nell’album dei ricordi. Il loro stile è sempre quello degli anni ’80, sia nelle rime che nel look e non sembrano minimamente interessanti a muovere di una virgola la loro storia, forse per non perdere credibilità, ma i tempi sono cambiati molto dall’epoca di “My Adidas” (che, ovviamente, ancora indossano) e non possono non rendersene conto. I featuring assumono qui la funzione di riverenza nei confronti della ventennale carriera rap del gruppo, ma anche il mezzo per rientrare in un mercato che è sempre più spietato con i precursori.
E’ la title track quella che meglio spiega il posizionamento dei Run DMC nel nuovo millennio, con tutto il suo racconto dei bei vecchi tempi andati, una marcia trionfale nella quale si definiscono “leggende viventi” e che ancor di più si rivolge a quanti (i giovanissimi) non hanno mai sentito parlare di loro. Dispiace dirlo, ma “Crown royal” sopravvive proprio grazie ai vari ospiti, senza il cui contributo, questo sarebbe un disco stantio.
Da segnalare l’ottimo lavoro di Fred Durst in “Them girls”, quello di Everlast in “Take the money and run” (campione tratto dalla Steve Miller Band) e il connubio con i Jagged Edge in “Let’s stay together” (ispirata dall’omonimo classico di Al Green). Altri episodi interessanti risultano anche “Rock show” con Stephan Jenkins dei Third Eye Blind, “Queens day” con Nas e Prodigy dei Mobb Deep oltre a “Simmons incorporated” con Method Man.
Massimo rispetto per la loro storia, ma non si può sempre vivere di rendita e questo pare che i Run DMC lo abbiano capito.

(Alessandra Zacchino)
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