«LOCO - Fun Lovin' Criminals» la recensione di Rockol

Fun Lovin' Criminals - LOCO - la recensione

Recensione del 09 apr 2001

La recensione

Il trio newyorkese Fun Lovin’ Criminals mi aveva folgorato al primo ascolto di “Come find yourself”, album che nel 1996 irruppe sul mercato imponendo all’attenzione generale una formula fatta di sonorità rock-blues, basi funk e cantato rap. Detto così non sembra nulla di diverso da quanto proposto da molti altri gruppi contemporanei, ma il crossover dei FLC è davvero speciale e trova le sue caratteristiche peculiari nell’interazione fra un cantato in talkin’ tipico dell’Hip-Hop e una gamma sonora che, loop a parte, è di stampo rock, soprattutto grazie agli azzeccati interventi solistici della Gibson “Les Paul” di Huey, che dove serve stempera la rigidità delle basi ritmiche. Non credo sia impresa facile mantenere struttura e qualità di quel disco, ma il nuovo album “Loco” riesce, almeno in buona parte, nell’impresa. Il “FLC sound” più classico è quello che ritroviamo in brani come “Run daddy run” e “Swashbucklin’ in Brooklin” nella sua dimensione più vicina al rap, “Microphone fiend” in quella più jazzata e “My sin” in quella più funky. L’album si apre con l’irruenza quasi punk di “Where the bums go” e si chiude con la chitarra slide della country ballad “Little song” (seguita però da una ghost-track con tanto di campionamento del tema del “Padrino”). In mezzo si spazia tra la latineggiante “Loco”, la love song “Half a block”, il funky-pop di “Bump” e il rock’n’roll di “Dickholder”. Un sound profondamente urbano, tarantiniano se vogliamo esprimerlo con un linguaggio “cinematografico”, completato dalle immagini in B/N del booklet fotografico “rubate” alla vita nei bassifondi della Grande Mela. Un bel lavoro, che cresce dopo ripetuti ascolti.

(Diego Ancordi)
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