«LIFE IN THE GLADHOUSE - THE BEST OF MODERN ENGLISH - Modern English» la recensione di Rockol

Modern English - LIFE IN THE GLADHOUSE - THE BEST OF MODERN ENGLISH - la recensione

Recensione del 16 mar 2001

La recensione

La recente smania archivistica della 4AD (o, più probabilmente, la necessità di incassare a costo basso col materiale in catalogo) fa riaffiorare i Modern English. Meteore della scena britannica dei primi anni ‘80, nacquero sulla scia del punk e finirono nelle classifiche USA sull’onda della “seconda invasione britannica” capitanata da gruppi come i Duran Duran. Anche riascoltati adesso, i Modern English sembrano curiosamente a metà del guado fra l’underground e le classifiche. Le canzoni più vecchie li vedono nei panni di una sorta di fratellini minori di Siouxsie & The Banshees: “16 days” o “Swans on glass” tutto sommato non avrebbero sfigurato nel repertorio dei suddetti, anche se va detto che la voce di Robbie Grey esce sicuramente perdente dal confronto con la diva dark. Poi, i Modern English imparano cosa sono i ritornelli e cominciano a scrivere canzoni più che riff, a quanto pare grazie a Hugh Jones, produttore di grido della scena, dopo aver lavorato su “Heaven up here” di Echo & The Bunnymen. Come risultato, arrivano pezzi come “I melt with you”, perfetto esempio della new wave da classifica dell’epoca. E qui probabilmente cominciano anche i guai, visto che la band ha qualche ambizione musicale, più che pretese commerciali, e nessuno è molto contento di venire caricato sul carrozzone della neonata MTV. Le canzoni provenienti dal terzo album “Ricochet days” (la title track, “Rainbows end”, “Blue waves” e “Machines”) sono un tentativo di dare più sofisticatezza alla musica del gruppo, senza rinnegare le radici post-punk. Fatalmente, non sono abbastanza immediate per diventare dei successi radiofonici. Vale la pena di ascoltare un CD come questo, piacevole ma decisamente datato anni ‘80? Solo per chi ha un particolare interesse per il periodo, perché in verità i Modern English sono tutto sommato un nome minore.

(Paolo Giovanazzi)
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