«HYBRID THEORY - Linkin Park» la recensione di Rockol

Linkin Park - HYBRID THEORY - la recensione

Recensione del 20 mar 2001

La recensione

Potrebbero essere la vera rivelazione di questo 2001 i Linkin Park. Diciamolo subito, questi ragazzi dal look XXL con questo loro primo debutto stanno scalando piano piano i vertici delle classifiche, dando del filo da torcere a nomi altisonanti come quello dei Limp Bizkit. Proprio con il gruppo di Fred Durst, i Linkin Park hanno in comune la passione per il crossover, per le nuove sonorità, possedendo la capacità di mischiare i ritmi aggressivi propri del metal con la musica della strada: il rap. Quello che però distingue marcatamente le due band sono sicuramente le frequenti incursioni dei Linkin Park nel pop e nell'elettronica, cosa che invece manca alla band di Fred Durst. In più, come particolare non trascurabile, i testi sono completamente esenti da parolacce. Qualcuno per questa loro caratteristica li ha già definiti i "Backstreet Boys del nu metal", ma di quel gruppo per ragazzine all'acqua di rose i Linkin Park hanno veramente poco, credetemi. Per far piglio sul numeroso pubblico in "baggy pants" non serve certo far sfoggio di una gran quantità di "fuck", vero Fred? Solamente comporre delle belle canzoni ballabili, con un groove ipnotico e chitarroni dosati al punto giusto. "Hybrid theory" ha le suddette qualità e racchiude in due sole parole il concetto dei Linkin Park: mischiare le influenze. "One step closer", il pezzo che ha convinto la Warner a metterli sotto contratto, è quanto più di rappresentativo si possa immaginare. Lo splendido cantato di Chester Bennigton intrecciato con il rapping di Shinoda è un elemento unico è irripetibile. Anche i riffoni di chitarra fusi con i turntables ed i campioni del DJ Hahn sono importanti, soprattutto sul ritornello del brano "With you". Non vogliamo dire di essere di fronte all'ennesimo caso di band rap rock, perché sarebbe riduttivo fare un tale paragone. I Linkin Park sembrano veramente più di tutto questo, fondendo elementi di nu metal alla Deftones, industrial alla Nine Inch Nails, dance alla Prodigy, elettronica e ambient alla Aphex Twin e ideologie alla Rage Against The Machine (cfr. "Forgotten"). La rabbia e l'aggressività intrinseca sono capaci di tramutarsi anche in emozione e melodia, soprattutto con "In the end" (e qui ci sono Nine Inch Nails su tutti), "Crawling" e "Runaway". Risulta facile dopo l'ascolto di "Hybrid theory" tentare di screditare e accusare i Linkin Park di essere l'ennesimo clone nu metal senza nessuno spirito innovativo. A chiunque avanzi una tale ipotesi il consiglio è quello di ascoltarsi interamente l'album senza preconcetti di sorta e con le orecchie ben sturate. Poche opere possiedono infatti una tale immediatezza e piglio. Ci starà un motivo se la stampa specializzata all'unanimità ha riconosciuto il loro valore.

(Angelo Ferrari)

TRACKLIST

01. Papercut
02. One step closer
03. With you
04. Points of authority
05. Crawling
06. Runaway
07. By myself
08. In the end
09. A place for my head
10. Forgotten
11. Cure for the itch
12. Pushing me away
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