«FRAGILE - Fiorella Mannoia» la recensione di Rockol

Fiorella Mannoia - FRAGILE - la recensione

Recensione del 19 mar 2001

La recensione

“Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi/Mai nessuna meraviglia potrà più toccarmi (…)/Non ho più te, sono sola al mondo” è il concetto chiave di “Fragile”, il nuovo disco di Fiorella Mannoia. Tre frasi bastano alla cantante per descrivere l’apertura di una fase delicata e dolorosa. “Mi sento fragile”, ha spiegato, “la mia è un’età in cui si fanno i conti con grandi perdite”. Un album di “separazioni e dolori”, questo, dunque: nove brani in tutto, (“un numero giusto, non esagerato, scrivere canzoni belle è difficile”) equamente divisi. Cinque gli inediti ad opera di Piero Fabrizi (compagno, produttore e chitarrista della Mannoia), una canzone nuova composta da Ivano Fossati (“Fotogramma”), e poi tre cover: “L’uccisione di Babbo Natale”, di Francesco De Gregori (che canta anche nel disco), “Come mi vuoi” di Paolo Conte, “Il pescatore” di Fabrizio De André. E’ interessante, come al solito quando si ha per le mani un disco della Mannoia, cercare di capire quale sia il percorso che l’ha portata a scegliere le canzoni da interpretare: a detta sua, “Il pescatore” è legata a questioni affettive (“Troppi gli anni in cui l’ho cantata dal vivo per non metterla su un disco”), “Come mi vuoi” rappresenta una sfida (“Paolo Conte è un musicista così difficile, ho faticato per trovare qualcosa di suo da cantare”), De Gregori infine sta a metà strada tra l’omaggio e il “dovere”: “Lui e Fabrizio sono quelli che ho ascoltato sin da ragazzina, ho cantato dal vivo con lui questa canzone due anni fa, è stata un’emozione tale che l’ho voluta ‘fermare’ sul disco”.
E se su tre gioielli indiscussi della canzone italiana c’è poco da discutere, val la pena di soffermarsi un momento sui brani nuovi: che mostrano come il fortunato sodalizio professionale e sentimentale del duo Mannoia-Fabrizi continui a funzionare, poiché qui siamo di fronte – cosa rara – a canzoni che molto hanno da dire, e che si faranno ricordare. Per conto di Fossati, e per conto suo, la Mannoia canta dei poveri e degli ultimi, dei piccoli, dei dimenticati (“Fotogramma”); con le parole di Fabrizi elogia la timidezza, virtù dimenticata (“Occhi neri”), ricorda un amore lontano (“L’assenza”), racconta la guerra in Europa (“L’altra metà”).
Con i suoi fedeli strumentisti (“Compagni di viaggio e di avventura”), la Mannoia mette assieme un album degno di essere ascoltato pezzo per pezzo, fino alla fine, anche se è dal vivo che l’interprete dà il meglio di sé. E – strano ma vero – anche se il tema dell’album sono le separazioni e le perdite, dopo averlo ascoltato tutto non si è tristi neanche un po’. Semmai pensosi; semmai, sognanti.

(Paola Maraone)
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