«MEDINA - Pino Daniele» la recensione di Rockol

Pino Daniele - MEDINA - la recensione

Recensione del 15 feb 2001

La recensione

Il nuovo viaggio di Pino Daniele parte da Napoli ed è diretto verso la Medina di Marrakesch, attraverso luoghi e culture del Mediterraneo. Un lungo ponte che collega l’Italia alla Spagna, alla Grecia, al Maghreb, ma guarda anche più lontano grazie ai musicisti che hanno lavorato a questo disco. La sostanza non è molto diversa da quella degli altri album, ma in certi brani vengono accentuate le influenze etniche. Quella araba è la più importante e si fa sentire con decisione in brani come l’iniziale “Via Medina” o come “Acqua passata”, mentre “Senza ‘e te” è sottolineata da un tappeto sonoro che ricorda le atmosfere create da Peter Gabriel nella colonna sonora de “L’ultima tentazione di Cristo”. Ma ci sono anche le chitarre gitane di “Mareluna”, quelle à la Santana di “Gente di frontiera” e l’incontro/scontro fra funky-rap e inflessioni brasiliane in “Evviva o’ ‘Rrè” (con i 99 Posse) o fra rock, flamenco e raï in “Galby”. Le composizioni sono sostanzialmente in linea con lo stile pop del Pino Daniele più recente, ma in “Medina” c’è uno sforzo maggiore nel dare al tutto una veste più varia possibile. La strada scelta è ovviamente quella multietnica e la buona riuscita dell’operazione si deve ai musicisti coinvolti nel progetto. Troviamo innanzitutto illustri rappresentanti del mondo musicale arabo come il vocalist Lofti Boshnaq, il turco Omar Faruk, Faudel, Khadijà El Aprite, Nabil Khlidi, Abdelkrim Halilu, Hamadi Ben Mabrouk, Bechir Selmi. Un’altra africa è invece rappresentata dal celebre artista del Mali Salif Keita mentre dall’occidente vengono il coproduttore Mike Mainieri (vibrafonista e fondatore del gruppo fusion Steps Ahead), la vocalist Mia Cooper, i bassisti Victor Bailey e Miriam Sullivan, il batterista Peter Erskine, e alcuni fidati compagni di avventura italiani come Rino Zurzolo e Lele Melotti. Grande viavai di musicisti di diversa estrazione, dunque, a testimoniare un incrocio di linguaggi realizzato anche nei testi attraverso l’uso di italiano, inglese, arabo, francese e dialetto napoletano.


(Diego Ancordi)
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