«UNLEASHED MEMORIES - Lacuna Coil» la recensione di Rockol

Lacuna Coil - UNLEASHED MEMORIES - la recensione

Recensione del 04 mar 2001

La recensione

Può capitare a volte che le canzoni contenute in un disco passino quasi inosservate e perdano fatalmente la loro funzione primaria di "stimolatrici delle emozioni".
Per recuperare quindi il vero significato ed il piacere di ascoltare e vivere un disco si potrebbe iniziare anche da qui, da questo secondo lavoro dei milanesi Lacuna Coil. Il perché lo capirete non appena vi avvicinerete a questa produzione. Se invece preferirete lasciarvi convincere dalla parole di uno scribacchino per poi procedere all'acquisto, dovete sapere che il gruppo qui presente guidato dalla sensuale Cristina Scabbia, ha in meno che non si dica prodotto nel giro di soli tre anni due dischi da studio e due EP a dir poco notevoli. Il genere che caratterizza i Lacuna Coil è definito dai giornali specializzati come goth-metal, e a torto si è usato spesso come paragone per descriverli il gruppo dei Gathering, un'altra band la cui voce è prettamente femminile. La differenza tra i due gruppi, a parere del sottoscritto, è spiccatamente marcata in special modo in quest'ultima opera. Mentre Anneke dei Gathering è sicuramente molto tecnica nell'utilizzo della voce, Cristina è certamente più "umana" e "spontanea" nello sfruttare le sue doti vocali.
C’è da dire anche che la seconda voce maschile di Andrea Ferro s'intreccia bene con quella di Cristina e anche quando sfocia negli sporadici episodi di "growling" (voce rabbiosa alla death metal, peraltro totalmente assente nei Gathering) non perde il suo effetto.
Alla console c'è ancora come ci fu all'inizio Waldemar Sorychta, il quale stavolta ha permesso al gruppo di partecipare direttamente a tutta la fase di produzione e mixaggio. Il risultato è a dir poco notevole. La musica dei Lacuna Coil fa pensare a colori caldi, ad atmosfere semi-orientali permeate di magia ed esoterismo. La capacità compositiva dei sei musicisti è notevolmente migliorata di disco in disco, raggiungendo qui l'apoteosi. Episodi pregevoli sono certamente i brani "To live is to hide", "Purify" e "Cold heritage". L'esperimento di cantare anche in italiano con "Senzafine", canzone precedentemente inclusa nello scorso EP "Halflife" e qui registrata ex-novo, potrebbe essere la carta giusta da giocare al momento opportuno, per far scoprire al grande pubblico nostrano che in un genere di nicchia come questo esistono gruppi dalle grandi qualità artistiche che meritano di "sfondare" anche qui in Italia e non solo all'estero. Vi ho convinto?

(Angelo Ferrari)
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