«LOVERS ROCK - Sade» la recensione di Rockol

Sade - LOVERS ROCK - la recensione

Recensione del 06 dic 2000

La recensione

Sade è stata una delle voci degli anni Ottanta, elegante, di una raffinata sensualità. La sua musica, un misto di jazz, soul e pop sofisticato d’atmosfera, è riuscita a essere accessibile, di facile ascolto, pur nella sua ricercatezza, regalando alla cantante anche il successo commerciale, oltre che il plauso della critica.
Dopo “Love deluxe” del 1992, la musicista anglo-nigeriana aveva deciso di far calare il sipario sul suo personaggio pubblico. “Lovers rock” segna oggi il suo ritorno alla musica, dopo questa lunga – e in parte inspiegata - pausa. Un album che, fin dal primo ascolto, stupisce per la coerenza con un suono, tipicamente “alla Sade”, che è ormai vecchio di oltre dieci anni. Anni che hanno visto la scena musicale attraversata da tendenze ora di breve respiro ora, invece, capaci di modificare nella sostanza sonorità e ritmi, dando vita a un sound anni Novanta. Tutto questo è come se Sade avesse deciso di ignorarlo, distaccandosi dalla schiera di quanti si affidano al produttore del momento per avere il suono del momento. Sade non spiega il perché e il percome del suo ritiro e del suo ritorno: semplicemente torna a fare musica, riprendendo il discorso da dove lo aveva lasciato otto anni fa.
Affiancata dalla sua solita band - che vede Stuart Matthewman alla chitarra e Paul S Denman al basso - , con la produzione del solito Mike Pela, Sade ha realizzato un disco sorprendentemente coerente con i suoi precedenti, sorprendentemente fedele a un suono e a un modo di concepire le canzoni che per lei, in tutti questi anni, non è evidentemente cambiato. Nessuna sperimentazione elettronica o contaminazione latina, nessun gioco di trasformismo e nessuna campagna di marketing: Sade è tornata semplicemente con la sua musica. E con la sua voce, che è sempre di velluto, che vibra come un mare leggermente mosso dalla brezza, portando sulla riva onde che lasciano scie malinconiche, che parlano d’amore, di abbandono o al contrario di devozione. Come il singolo “By your side”, il cui ritornello recita “Quando avrai freddo/ io sarò lì con te/ ti terrò stretto/Quando sarai giù/ io sarò lì con te/ al tuo fianco”; e ancora “Pensi che ti potrei lasciare/ quando sei in ginocchio / non potrei mai farlo”.
Per quanto riguarda la musica, “Lovers rock” è un disco di una semplicità ricercata, curato ed essenziale negli arrangiamenti, capaci di esaltare al massimo l’impasto di voce e strumenti: non ci sono picchi, trovate improvvise, ma una sorta di narrazione musicale che si mantiene su note costanti, presentando di volta in volta variazione che portano in primo piano ora una linea di basso in stile reggae (“Slave song”), ora il midtempo di “Every word”, in cui la voce di Sade si tinge di una nota più sofferta (“Come hai potuto essere così senza cuore/ Come hai potuto farci questo”), per tornare a toni più sereni con “All about our love”. E c’è poi la pura bellezza acustica di un brano come “The sweetest gift” a farci apprezzare l’unicità di una voce che ci accorgiamo ci mancava.
“Lovers rock” è un disco capace di trasmettere emozioni - mai troppo forti ma autentiche - che avvolge con un calore fatto di suoni e parole, che crea da subito un clima intimo e di confidenza. Poco importa che non ci sia l’hit alla “Smooth operator”. “Lovers rock” è un album pieno di belle canzoni, profondamente femminili, eppure capaci di esprimere sentimenti e stati d’animo universali, perché carichi di poesia. Un album in cui Sade torna a raccontarci la propria anima, con l’unica musica che le sia possibile.

(Laura Centemeri)
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