«THE BEST OF - Blur» la recensione di Rockol

Blur - THE BEST OF - la recensione

Recensione del 08 nov 2000

La recensione

Britpop cosa? Le raccolte sono spesso buone per i bilanci, e questo “The best of” arriva a chiarire uno dei più grandi misteri del giornalismo musicale. Il brit-pop non è mai esistito, è stata un’invenzione di qualche settimanale inglese, ripresa per comodità e pigrizia da chi non sapeva come definire gruppi che arrivano da oltre manica.
Se i Blur erano gli alfieri del genere, sembra davvero difficile capire cosa esso fosse. Ascoltando i 18 brani di questa raccolta, 17 “hits” e l’inedito “Music is my radar”, Albarn e compagnia emergono come uno dei gruppi più eclettici della scena inglese nell’ultimo decennio. Sono stati spesso paragonati e messi in competizione con gli Oasis, ma andrebbero avvicinati ai Radiohead. Quando hanno scritto canzoni pop e beatlesiane come “Beetlebum” o “The Universal” lo hanno fatto giocando, sperimentando, con uno humor che i fratelli Gallagher si sognano. In questo sì, sono inglesi. Ma sono soprattutto le ultime canzoni, quelle che arrivano da “Blur” e “13”, a dimostrare che, come i Radiohead, neanche Damon Albarn e soci hanno voglia di non sedersi sugli allori. Sono sicuramente meno geniali; ma hanno un chitarrista come Graham Coxon, grande nel trovare soluzioni sonore piacevoli senza mai essere banali. La voce di Albarn è forse meno personale di quella di Thom Yorke, ma sempre efficace. Da questo punto di vista, lo stralunato nuovo singolo “Music is my radar” lascia presagire che i Blur non siano ancora paghi e abbiano ancora voglia di andare avanti. Una raccolta godibilissima, di cui esiste tra l’altro una versione limitata con un secondo cd dal vivo: dieci brani registrarti nel dicembre 1999 a Londra. Una giusta celebrazione per un gruppo a cui bisogna augurare altri dieci anni a questi livelli.
(Gianni Sibilla)
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