«CANZONI A MANOVELLA - Vinicio Capossela» la recensione di Rockol

Vinicio Capossela - CANZONI A MANOVELLA - la recensione

Recensione del 07 nov 2000

La recensione

“Canzoni a manovella”, il nuovo album di Vinicio Capossela, è cresciuto piano piano nel giro di un paio d’anni. Due anni divisi fra vicoli e bar di provincia, fra le storie semplici della vita comune e grandi avventure musicali come quella vissuta da Vinicio prima attraverso l’ascolto e poi attraverso l’incontro con la musica di Jimmy Scott. Il titolo dell’album rende bene l’idea del contenuto di questo lavoro, e in fondo dell’intera produzione di questo personalissimo cantautore: filastrocche, marcette, ninne nanne, ritmi popolari dal sapore antico, che ricordano il movimento cadenzato dei vecchi organetti a manovella. E nelle canzoni a manovella troviamo tanti bei racconti in bianco e nero come la copertina di questo disco, che ritrae lo sguardo di Vinicio attraverso un oblò. Uno sguardo in cui troviamo atmosfere tzigane e circensi (“Come una rosa”, “Contratto per Karelias”, adattamento di una canzone del greco Markos Vamvakarias), le visioni felliniane (“Suona Rosamunda”), le citazioni letterarie (l’iniziale “Bardamù” è ispirata a Céline, “Suona Rosamunda” al libro di Primo Levi “Se questo è un uomo” e “Decervellamento” all’”Ubu Re” di Alfred Jarry), i racconti (“Marajà”), le filastrocche (la marinara “Canzone a manovella”), i suoni da banda di paese, la malinconia di un Luigi Tenco e l’ironia jazzy di un Paolo Conte mescolate al randagismo alcolico di un Tom Waits. Un disco come sempre “fuori tempo” per Capossela (non nel senso musicale dell’espressione, ma nel senso che ha un fascino d’altri tempi), nebbioso e geniale, suonato con musicisti adatti al ruolo (ritroviamo Mark Ribot, ma ci sono anche Ares Tavolazzi, Pascal Comelade, Roi Paci dei Mau Mau) dedicato “ai pionieri aerostatici, ai temerari, ai marinai in bottiglia, a Céline, al revolver di Jarry e in generale a tutti quelli che hanno avuto il coraggio di buttarsi”.
(Diego Ancordi)
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