«MEMORY OF THE FUTURE - Eric Andersen» la recensione di Rockol

Eric Andersen - MEMORY OF THE FUTURE - la recensione

Recensione del 15 gen 1999

La recensione

Attesissimo, dopo che il suo ultimo disco solista risaliva al 1989 ("Ghosts upon the road") e la breve parentesi con il Trio (lui, Rick Danko della Band e Jonas Fjield), ecco il nuovo lavoro di uno dei maestri del cantautorato americano, compagno di strada di gente come Bob Dylan e Joni Mitchell e paragonato a talenti come James Taylor e Jackson Browne.
Con una prestigiosa produzione (Howie Epstein della band di Tom Petty) e un cast di tutto rispetto (Richard Thompson, Rick Danko, Benmont Tench, Garth Hudson fra gli altri), Andersen sfoggia dieci inediti più una cover.
Quest’ultima è un brano di Phil Ochs, sfortunato protagonista della stagione del Greenwich Village nei Sixties, finito suicida nel 1976, e si intitola "When I’m gone", lucida e profetica dichiarazione di intenti.
Spicca su tutto la lunga "Rain Falls down in Amsterdam", acustica invettiva contro il risorgere in Europa di gruppi neonazisti che ci dice come la storia non insegni proprio nulla all’umanità.
Attraverso una serie di ballate nel suo classico stile melodico e raffinato ("Sudden love", "Blue heart" e "Hills of Tuscany", dedicata alle bellezze della nostra regione), ci sono anche un paio di episodi inediti per il cantautore americano, esattamente due esperimenti di spoken word su base jazz, la title track e "No mans land", scritta originariamente ai tempi della Guerra del Golfo nel 1991 e più che mai significativa in questi tempi di nuove guerre.
A 56 anni, Eric Andersen, pur se lontano dalle luci della grande ribalta, si conferma dunque come uno degli autori più compositi e vitali della grande scuola cantautorale americana.

Tracklist:

"Sudden love"
"Foghorn"
"Rain falls down in Amsterdam"
"Blue heart"
"Goin’ gone"
"Memory of the future"
"Sex with you"
"Chinatown"
"No mans land"
"When I’m gone"
"Hills of Tuscany"
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