«SUN - FLK» la recensione di Rockol

FLK - SUN - la recensione

Recensione del 11 nov 2000

La recensione

La formazione friulana torna a tre anni di distanza dal precedente “Re nôir” con un album che pone al centro delle sue canzoni gli argomenti del viaggio e dell’emigrazione. Undici le canzoni, tutte rigorosamente in dialetto, che costituiscono la materia di questo terzo lavoro, straordinariamente efficace in quanto a scelte artistiche e soluzioni sonore. “In friulano viaggiare si dice ‘là’, ed è un obbligo. Abbiamo preso una nave rincorrendo un desiderio necessario. Abbiamo scoperto che Ronchis fa parte di Buenos Aires, che Udine è imparentata con Sao Paulo, che Lignano assomiglia un po’ a Vitoria. Per sconfinare basta un passo, togliendosi i vincoli dal cuore. Questo lavoro è dedicato a tutti i friulani e alla gente che ha dovuto andare”, scrive il gruppo nel retro di copertina, tracciando le direttive su cui si muove l’intero lavoro. E di fatto è una sorta di viaggio in musica, “Sun”, che racconta tanto lo spostamento necessario di chi si muove per la sopravvivenza quanto il mondo visto dall’altra sponda, dagli occhi di chi è partito e arrivato oppure è rimasto. “Praja de Meaipe” e “Radio Tarouk”, i due brani che aprono l’album, si muovono proprio su queste coordinate, mentre un ruolo centrale acquista la title-track “Sun”, dedicata alla forza e alla libertà del sogno. “Sieth” e “Rain soldier” seguono strutture tradizionali a metà strada tra tradizione popolare e filastrocca, mentre alcuni brani tracciano, in questo album di movimenti, profili di personaggi fermi, fissi: è il caso di “Carnera”, brano dedicato al grande Primo, pugile, gigante, campione del mondo, fascista simbolo prima e zimbello poi di possenza, friulano nazionale e ancora oggi idolo della sua gente e della sua terra generosa. Oppure di “Em-ma”, la donna/ragazza innamorata dei personaggi dei quadri di Chagall, raccontata con poesia e dolcezza. O ancora di Sambe, l’ambulante che nel “Testament di Sambe” parla con poche parole di sé e della propria storia. Nel disco si muovono mille linguaggi, dal friulano alle citazioni argentine e mediterranee, in un esperanto che suona incomprensibile eppure funziona perfettamente per illustrare i colori delle canzoni. Chi scrive non ha capito letteralmente una parola durante l’ascolto delle canzoni – anche se si è rifatto leggendo i testi tradotti all’interno del CD – ma è rimasto ugualmente ammaliato dalla grande espressività del gruppo di Alessandro Montello e Cristina Mauro, splendida voce di questo lavoro. Unica nota stonata, l’episodio che chiude l’album, un remix dozzinale di “Scras” decisamente fuori sintonia non solo con il resto del lavoro ma anche con la natura del pezzo. In quella direzione c’è ancora da fare molta strada, e per giunta con altri mezzi rispetto a quelli utilizzati. Nonostante questo, “Sun” è un altro tassello importante nella composizione di quel mosaico del nuovo folk italiano cui la CNI sta lavorando con pazienza e impegno da diversi anni. E che continua a rivelare grandi artisti e grande musica.
(Luca Bernini)
FLK Folk Sun
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