«1 - Beatles» la recensione di Rockol

Beatles - 1 - la recensione

Recensione del 10 nov 2000

La recensione

Business is business: l”ennesimo revival della beatlemania, fomentato dall”uscita dell’ “autobiografia ufficiale” dei Fab Four (il costoso volumone edito in Italia da Rizzoli che il musicstore di Rockol ha messo in vendita ad un prezzo sensibilmente ridotto rispetto alle 140.000 lire “ufficiali”), trova coronamento – per quest’anno – con la pubblicazione, fissata per lunedì 13 novembre, di “1”: superantologia di successi dei Beatles “che riunisce i loro 27 singoli numeri uno in classifica”, come recita il comunicato stampa della EMI.
Rockol aveva informato già il 22 agosto scorso della preparazione di questo progetto discografico. Per comodità dei nostri lettori, riportiamo la notizia pubblicata allora:
Sarebbe in corso di preparazione un nuovo album di Natale dei Beatles. La data di uscita dell”album dovrebbe essere il prossimo novembre. Ai piani alti della Parlophone, l”etichetta per cui il disco uscirà, sono convinti che l’album potrebbe aggiudicarsi il titolo di disco più venduto di tutti i tempi (record che a tutt’oggi è detenuto da “Thriller” di Michael Jackson, con 40 milioni di copie). “I vertici dell’etichetta stanno facendo di tutto per tenere il progetto segreto” ha fatto sapere una fonte interna alla casa discografica. “Al momento ne parlano ancora come del “Progetto X”. Nulla si sa circa i contenuti di questo disco e nessuna conferma ufficiale è ancora seguita all’indiscrezione.”
Ma Rockol scriveva già a maggio: “E’ in preparazione l’ennesima antologia beatlesiana, giusto per portar via ancora un po’ di denaro dalle tasche dei collezionisti. A quanto pare, le due celeberrime raccolte dei Beatles "1962/1966" e "1967/1970", generalmente identificate con il colore che ne contraddistingue le copertina ("la rossa" e "la blu") hanno bisogno di un’erede più adeguata ai tempi, da lanciare con una massiccia campagna promozionale, e soprattutto in un volume unico. Se ne stanno occupando Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr e Yoko Ono”.
Il senso della precisazione dell’ultima frase stava nel fatto che altre operazioni antologiche sul repertorio dei Beatles (“Love songs”, “Rock’n’roll”, “Reel music”, le stesse “Past masters vol. 1” e “Past masters vol. 2”) pubblicate dalla EMI negli anni Settanta e Ottanta erano state realizzate senza l”autorizzazione dei Beatles. Invece, “1” – così come il live alla BBC e le tre doppie “Anthology” uscite negli anni Novanta – è un progetto approvato e sottoscritto da Paul, George, Ringo e Yoko.
Elemento unificante di questa sorta di “superbest” sarebbe dunque la prima posizione in classifica raggiunta dai 45 giri contenenti le canzoni incluse nel Cd (che dura 79 minuti). Oddio, qualche forzatura non manca. Detto che le classifiche “ufficiali” cui si è fatto riferimento sono quella di “Billboard” per gli Stati Uniti – e fin qui niente da dire – e quella, assai meno prestigiosa, di “Record Retailer” per il Regno Unito (“l’unica classifica britannica indipendente degli anni Sessanta” dice il comunicato stampa), non si può non notare che dall’elenco dei titoli inseriti in “1” mancano almeno due canzoni: “Rain” e “Strawberry Fields Forever”. Canzoni che a pieno diritto dovrebbero stare nel disco, perché costituivano la “seconda facciata A” del 45 giri in cui erano incluse.
“1” comprende sia “Day tripper” sia “We can work it out”, e se ne capisce il motivo: il singolo con i due brani è stato al numero 1 in Gran Bretagna, mentre “We can work it out” – essendo considerato lato A del singolo americano della Capitol – figura come numero 1 negli States; e comprende sia “Yellow submarine” sia “Eleanor Rigby”, motivandolo col fatto che il singolo “a due facciate A” è stato numero 1 in Gran Bretagna. Lo stesso ragionamento andrebbe allora fatto per gli altri due singoli “double A sided” di quegli anni, appunto “Paperback writer” / “Rain” e “Penny Lane” / “Strawberry Fields Forever”.
Perché, allora, “Rain” e “Strawberry Fields Forever” non sono incluse in “1”? Semplicissimo.
Gli strateghi del marketing della EMI hanno deciso di puntare diritto alla possibilità che “1” diventi l’album più venduto di sempre, superando “Thriller” di Michael Jackson. Se l’album fosse stato doppio, le possibilità di ottenere questo risultato si sarebbero di molto ridotte, a dispetto di un investimento promozionale stimato in un milione e mezzo di sterline: Perciò, i tecnici sono stati spinti a fare miracoli strizzando 79 minuti di musica in un solo Cd; ma due canzoni in più – 3 minuti e due secondi di “Rain” più 4 minuti e 10 secondi di “Strawberry Fields Forever” – proprio non sarebbe stato possibile infilarcele. Il che tradisce un po’ lo spirito unitario della compilation, ma tant’è.
A ben guardare, poi, “1” è a sua volta la compilation di due compilation: “Love me do”, “From me to you”, “She loves you”, “I want to hold your hand”, “Can’t buy me love”, “A hard day’s night”, “I feel fine”, “Eight days a week”, “Ticket to ride”, “Help!”, “Yesterday”, “Day tripper”, “We can work it out”, “Paperback writer”, “Yellow submarine” e “Eleanor Rigby” sono già incluse nella compilation “rossa” 1962-1966; “Penny Lane”, “All you need is love”, “Hello goodbye”, “Lady Madonna”, “Hey Jude”, “Get back”, “The ballad of John and Yoko”, “Something”, “Come together”, “Let it be” e “The long and winding road” sono già incluse nella compilation “blu” 1967-1970.
Cosa offre, dunque, in più questa nuova antologia? Musicalmente, nulla. Certo, i collezionisti gradiranno la confezione, che include le celebri fotografie di Richard Avedon dei quattro componenti del gruppo (di cui molti ancora conservano i poster, diffusissimi negli anni Settanta); ma in sostanza, a dispetto di quanto sostengono Ken Berry, CEO della EMI Recorded Music (“E’ un album che tutti gli appassionati di musica dovrebbero avere”), e Chris Windle, Vice Presidente Senior Marketing EMI Recorded Music (“Questo CD long-playing della durata di oltre 79 minuti rappresenta un acquisto di grande valore per il pubblico”), il parere di Rockol è che “1” sia soltanto una studiatissima operazione di marketing.
Che poi questa operazione sia sostenuta anche dal lancio del “primo sito internet ufficiale dei Beatles” (www.thebeatles.com, online pure dal 13 novembre) fa capire come la discografia continui a considerare Internet un veicolo di promozione e non un mezzo d’informazione. Facciano loro.
(Franco Zanetti)
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