«ROOF CLUB - Reggae National Tickets» la recensione di Rockol

Reggae National Tickets - ROOF CLUB - la recensione

Recensione del 13 ott 2000

La recensione

“Roof Club”, quinto episodio nella discografia dei Reggae National Tickets, viene definito dagli stessi autori come un album “italogiamericano”. E in effetti il lavoro è denso di soul e come è nello stile della band bergamasca insegue gli stilemi del roots reggae più classico, ma in certi momenti fa capolino anche la melodia all’italiana. Una differenza di atmosfere creata anche dall’alternarsi di testi in inglese e in italiano. In realtà “Roof Club” si pone come una sintesi tra l’evoluzione naturale del gruppo e l’esperienza giamaicana vissuta l’anno scorso, risultando abbastanza vario ma con una produzione lineare, attuale nei suoni senza un uso di effettistica invadente. Il precedente lavoro “La Isla” ospitava diversi artisti giamaicani di calibro medio o piccolo (a parte il grande Aston “Family” Barrett, storico bassista di Bob Marley), mentre in “Roof Club” si è preferito ridurre il numero degli special guest puntando più in alto. Ecco quindi la presenza di Jovanotti, che ha scritto il testo del singolo “Il mondo”, e la Morgan Heritage Family, uno dei migliori gruppi giamaicani del momento. Con loro i R. N. Tickets hanno realizzato “I & I praises”, l’episodio migliore dell’album. Troviamo poi la cantante americana Lisa Fraser alla voce, nella riuscita cover di “I got you, babe”, vecchia canzone di Sonny & Cher riportata al successo dagli UB 40. Due Africa Unite sono inoltre presenti in “Roof Club”: Bunna duetta con Stena in “Qui per restare” e Madaski ha contribuito a 6 pezzi del disco in fase di missaggio. Nato sulle bianche spiagge della Giamaica, realizzato nello studio di Bergamo e modellato a Torino da Carlo Rossi (già produttore di molte formazioni italiane come Subsonica, 99 Posse, Negrita, Africa Unite e Punkreas), intimista e spirituale, “Roof club” si avvicina maggiormente alla cultura e alla melodia italiana in brani come “Il rimedio”, “Come sei” e “Neverlasting song”; guarda in direzione Caraibi nella già citata “I & I praises”, particolarmente rootsy e vicina al gospel, ma anche in “Kingstone rockstones”, “Rebel”, “Qui per restare”, “No black no white”; infine in “Zion”, “Anima” e “Il mondo”si sforza di unire due culture considerate dai R. N. Tickets in fondo molto simili fra loro.
(Diego Ancordi)
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