«KID A - Radiohead» la recensione di Rockol

Radiohead - KID A - la recensione

Recensione del 03 ott 2000

La recensione

Ascoltando il nuovo disco dei Radiohead, viene in mente la frase che una volta Elvis Costello disse a proposito della critica musicale: “parlare di musica è come danzare di architettura”. Già, certe volte è davvero impossibile (e soprattutto inefficace) cercare di riassumere in 20 righe un disco. Soprattutto quando si tratta DEL disco, quello più atteso dell’anno. “Kid A” si porta dietro una pre-comprensione fatta di un’attesa lunga tre anni, rivelazioni, smentite, lavori che sembrano infiniti e che oggi, invece, appaiono perfettamente compiuti.
Come chiunque dà molto, i Radiohead chiedono altrettanto. “Kid A” è un disco che pretende attenzione, ma ripaga con uno squarcio sul genio musicale. E’ un disco intellettuale, perché non sceglie mai la via più semplice per realizzare una canzone. Sentite “How to disappear completely”, in apparenza la canzone più diretta del disco. Ascoltatela bene, in cuffia, e sentirete il tappeto di archi, una costruzione melodica fatta di stratificazioni sonore dove “ogni cosa è proprio al suo posto”, come recita il titolo della canzone di apertura. Così il resto del disco: dal beat di “Idioteque” ai loop dell’organo di “Morning bell” e “Everything in its right place”, nulla è come ci si aspetta, ma tutto è inaspettatamente perfetto.
Ci vorrà del tempo –e un’infinità di ascolti- per capire se questo disco avrà l’impatto del suo predecessore, “Ok computer”. Certo è che non lascerà indifferente nessuno. Lo si amerà o lo si odierà. Qualcuno sicuramente obietterà che i Radiohead hanno fatto un disco angosciante. Ma un’affermazione del genere va presa come un complimento: le canzoni sembrano implose, lasciano intendere un’apertura che poi non arriva. E’ parte del gioco: i Radiohead mettono in scena la crisi dell’espressione artistica e, contemporaneamente, la sua rinascita. E’ un processo avvenuto ovunque, dalla letteratura al cinema; forse solo nella musica rock mancava qualcuno in grado di sovvertire e riscrivere con questa lucidità le regole del gioco.
(Gianni Sibilla)
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