«CHRYSALIS - Anggun» la recensione di Rockol

Anggun - CHRYSALIS - la recensione

Recensione del 29 set 2000

La recensione

Cara Anggun,
mi dispiace ma non mi freghi. E’ vero, hai una voce splendida, ce ne siamo accorti tutti qualche tempo fa – quanti anni sono passati, due? tre? – quando ti abbiamo ascoltato cantare quel piccolo gioiellino che si intitolava “Snow on the Sahara”, quando l’abbiamo visto adottato da una grande marca di orologi per essere sparato in tutto il mondo. E’ bastato ascoltare quella canzone una volta, ed è stato subito amore. Amore anche perché, diciamoci la verità, sei la donna più fotogenica del mondo, e dal vivo sei quasi meglio. Davvero bella, non c’è che dire. E così, ascoltando “Snow on the Sahara” e guardando la tua fotografia in copertina avevamo pensato che, chissà, forse...era nata una stella. Il secondo singolo estratto da quell’album, però, lanciava già qualche avvisaglia sulla poca tenuta del progetto, ma tant’è, non ci volevamo credere, anche se poi, ascoltato bene tutto il disco, l’abbiamo riposto sullo scaffale e lì è rimasto. Adesso, dopo un periodo di promozione durato quasi tre anni, torni con questo “Chrysalis” che è stato lavorato con lo stesso team di produzione del precedente album, e che non si distacca troppo da quel percorso musicale. C’è anche qui una ricerca dell’hit con cui mettere tutti d’accordo, ma, nonostante “Still reminds me” e “Breathing” – quest’ultima di gran lunga più pericolosa per le charts – ci provino con grande lena, niente sembra essere all’altezza di quel capolavoro. Le canzoni perfette, si sa, non nascono come i funghi, e quindi poco male, soprattutto se un’artista - come te – decide di percorrere un’altra strada. Il problema, semmai, è che alle tue dichiarazioni d’intento tipo “non vorrei fare due volte la stessa cosa” - che dimostrano un lodevole intento a non conformarsi alle regole più trite del music business - non corrisponde un reale cambiamento né la scelta in qualche modo pronunciata di una qualsiasi direzione. “Chrysalis” rimane al centro di quello stesso mondo musicale che riempiva i solchi di “Snow on the Sahara”, e che è fatto di canzonette dagli intenti suggestivi ma in gran parte riuscite male. E finisce per essere un disco quasi tutto noioso e anonimo, in cui i momenti migliori sembrano rubati di peso a ritornelli di vecchi successi, eccezion fatta per i due brani già citati e per una canzone atipica francesizzante, “Comme un privilege”. Per il resto, anche il singolo di questo album, “Still reminds me”, si appoggia ad un bello spot pubblicitario - come in precedenza – e l’artwork di copertina e booklet interno del Cd vengono risolti brillantemente con 5-6 scatti tratti dallo stesso rullino: sorriso in evidenza, sguardo conturbante, top nero e pose sognanti e maliarde e il gioco è fatto, anche l’occhio è servito. Insomma, cara Anggun, sembri ancora un po’ troppo ‘prodotto’, per avere velleità d’artista. E questo “Chrysalis” lo dimostra perfino troppo bene.
(Luca Bernini)
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