«SOLARIS - Photek» la recensione di Rockol

Photek - SOLARIS - la recensione

Recensione del 29 set 2000

La recensione

Bisogna aspettare fino alla sesta traccia per sentire un vero e proprio pezzo di drum’n’bass. Una sorpresa immensa per chi segue questo genere, di cui Photek era considerato il paladino, ancora più di Goldie e Grooverider, il genio indiscusso di questa scena. Che dire allora? Bocciare in toto questo repentino cambio di direzione? Niente affatto, una volta preso atto della nuova filosofia di Photek, c’è solo da ascoltare questo bellissimo disco. Già, bellissimo perché Rupert Parkes (questo il suo vero nome), nonostante abbia voltato le spalle al genere che lo ha reso famoso, dimostra di avere un numero infinito di cartucce da sparare. D’altra parte, la sua genialità non poteva essere confinata a un genere. E così Photek snocciola un brano, “Junk”, in bilico tra jazz e dub, degno della migliore tradizione della Compost (etichetta numero uno nel campo del così detto Nu Jazz). Colpisce dritto alle gambe con quella che potrebbe essere una versione personalizzata e dark di “Sueno Latino” (uno dei pezzi storici della musica balearica, che ha segnato la storia di Ibiza). Pensa poi, in compagnia di un cantante soul da brividi (Robert Owens), un paio di pezzi in stile deep house che rimandano alla tradizione dell’house degli albori (quella di “Promised land”, per fare l’esempio più famoso, quella di “Dextrous” firmata Nightmare On Wax per stare in territori sicuramente più consoni a Photek). E poi, non contento di aver rallentato il ritmo, di aver imbracciato la battuta dritta e metronomica dell’house, pensa un paio di brani con i beats al rallentatore, da far invidia al James Lavelle della Mo’Wax e alle sue prime produzioni (quelle a base di abstract musical science). Il tutto, ed è qui la forza di Photek, viene confezionato con una library di suoni, di pattern, di ritmiche che Rupert ha accumulato nell’arco degli anni e che è assolutamente unica, riconoscibile in mezzo a mille produzioni. Ed è in fondo quello che fa la differenza e che rende questo album imperdibile anche per coloro che si reputano integralisti del drum’n’bass.
(Gianpaolo Giabini)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.