«LA MOSCA TSÉ TSÉ - La Mosca Tsé-Tsé» la recensione di Rockol

La Mosca Tsé-Tsé - LA MOSCA TSÉ TSÉ - la recensione

Recensione del 15 lug 2000

La recensione

Se avete visto lo spot tv dei telefonini con le sirene – quelle di Ulisse, non quelle dell’ambulanza – li avrete ascoltati in sottofondo con la loro “Para no verte mas”: se avete guardato in tv il Festivalbar non potranno esservi sfuggiti nel passaggio della canzone sopra citata, e se buttate un occhio tra TMC2 e MTV il video di quel pezzo, bellissimo, l’avrete sicuramente notato. “Para no verte mas” è uno dei tormentoni del momento, ha fatto vendere alla Mosca Tsé-Tsé già la bellezza di 300mila copie tra Argentina, Spagna e Italia, ma questo non è ancora niente, perché il disco venderà da adesso in poi, visto che è soltanto da qualche giorno che la band ha iniziato a fare promozione in modo massiccio. Inoltre c’è da dire che il loro album merita tutto il successo che ha, visto che non è il classico disco da un solo hit, ma una vera parata di canzoni afrolatine, contaminate sapientemente con l’utilizzo di una sezione fiati incendiaria, che riporta alla mente i tempi d’oro delle ska band. Grande carica emotiva, furia quasi selvaggia nelle esibizioni e comunque, anzitutto, contagiosa allegria anche nel parlare di storie d’amore andate male, tradimenti, giuramenti e maledizioni, il tutto senza mai dimenticare alcuni affondi nei confronti delle questioni sociali, laddove il gruppo non si professa grande fan del neoliberismo targato Menem. “Sobre iluminados e iluminadores”, ad esempio, è proprio un brano che sottolinea la mancanza di leader e allerta a non abbassare la guardia credendo alle favole di chi comanda. Ma gran parte dell’album è ‘succube’ dell’altra metà del cielo, ossia delle donne: inseguite, disprezzate, maledette, amate, implorate, accarezzate, le donne sono le vere regine della musica della Mosca: e così può capitare anche che alla fine di un album come questo ci sia una ghost track che si intitola “Cancion escondida”, il cui testo recita: “Scompare/appare e la perdo di nuovo/come spiegarle quello che non ci succederà mai/guardano il cielo/ e gli angeli non si vedono mai/voglio dirle/ che per sempre sarà la mia donna/voglio dirle/che per sempre sarà la mia donna”. Un’ultima avvertenza per gli amanti del football: “Yo te quiero dar” è un pezzo che ha uno dei migliori ritornelli da stadio della storia, tanto che i tifosi del Valencia, del Real Madrid e di altre squadre latinoamericane lo stanno già usando. Cosa aspettiamo a fare lo stesso anche noi?
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