«NIENTE DI NUOVO - Al Castellana» la recensione di Rockol

Al Castellana - NIENTE DI NUOVO - la recensione

Recensione del 10 lug 2000

La recensione

Tutte le volte che ci troviamo di fronte ad un nuovo progetto di R&B italiano ci vengono in mente i numerosi tentativi che in passato (tranne qualche raro caso) sono falliti nell’intento di dare spessore ad un genere con radici e stimoli lontani dalla nostra cultura. Non si tratta, precisiamolo, né di snobismo gratuito né di una presa di posizione forzata, ma di una visione reale di un fenomeno che stenta a decollare in parte sotto l’aspetto artistico ma (e soprattutto) sul piano commerciale. Nonostante l’interesse di qualche radio dalle aperte vedute e gli sforzi promozionali delle case discografiche, gran parte dei dischi di R&B italiano non sono riusciti a vendere più di tanto, e questo ha creato diffidenza nei produttori e negli A&R delle etichette che invece con passione e coraggio hanno investito molto sul genere. Sembra di capire da questo dato di fatto che il pubblico italiano non comprende fino in fondo lo stile degli interpreti soul nostrani, lasciando le poche produzioni che si realizzano quasi esclusivamente al ristretto giro degli appassionati. Al Castellana fa parte di quella ristretta schiera di vocalist che da sempre identificano in modo credibile il soul italiano, grazie anche ad una lunga serie di interessanti collaborazioni e a una voce autenticamente “black”. Una reputazione costruita quindi sul campo, con produzioni indipendenti e una gran voglia di esprimersi senza dover sottostare alle regole del settore musicale italiano, che sappiamo bene quanto poco spazio lasci alle proposte “alternative”. “Niente di nuovo” è l’album di Al Castellana che probabilmente era logico aspettarsi. Dodici canzoni dense di vita vissuta dove emerge una vaga attitudine melanconica, un modo di raccontare storie che viaggiano anni luce dal piattume generale della canzone italiana. Non è un fatto legato tanto ai testi del disco, che si adeguano dignitosamente alla tipologia musicale, ma di interpretazione, l’elemento che rende un testo d’amore qualsiasi diverso da quello che si sente normalmente in una canzona italiana. E il problema è proprio qui. Al è troppo bravo e troppo soul per essere capito da chi (faccio qualche esempio a caso) compra Baglioni, Ligabue, Lorenzo, la Grandi, ecc.. Spero di sbagliarmi, ma in Italia siamo ancora lontani dall’aprirci a questo suono. Comunque complimenti ad Al Castellana per aver perseverato in questi anni, per aver creduto senza remore e compromessi al vero valore dell’interpretazione.

Tracklist:

“Ora te ne vai”
“Ritorno a casa”
Mama don’t cry”
“Non lasciarmi solo”
“Giorno dopo giorno”
“Se non ho te”
“Tutta la notte davanti”
“Non so”
“Quanno chiove”
“”Se ci credi”
“Ti amerò”
“Portami via”
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