«DECLARATION OF A HEADHUNTER - Stuck Mojo» la recensione di Rockol

Stuck Mojo - DECLARATION OF A HEADHUNTER - la recensione

Recensione del 09 lug 2000

La recensione

A dar via alla commistione tra il rap ed il rock potranno essere stati gli Anthrax con i Publice Enemy. A confermare la formula poi ci potranno aver pensato Rage Against The Machine, Biohazard, Downset, i Dog Eat Dog (solo per nominarne alcuni) … Per quel che riguarda il discorso puramente heavy metal c’è da dire però che ai seguaci del genere non è mai andata giù bene l’amara pillola del rap. Ad addolcire la dose erano arrivati ad un certo punto gli Stuck Mojo di Atlanta, una delle poche bands capaci di coniugare taglienti riffs di chitarra thrash, con un incisivo cantato rappato. Dall’esordio di “Snappin’ necks” sono passati sei anni e qualche disco, ma gli Stuck Mojo ora come ora non sembrano aver perso smalto, propinandoci con vigore la consueta formula metal-rap. Su questo nuovo disco intitolato “Declaration of a headhunter” ci sono comunque dei notevoli cambi di fronte che i fedelissimi non potranno fare a meno di notare (e sentire). Prima di tutto la dipartita del vecchio bassista Corey Lowery, sanata dall’arrivo di Dan Dryden (già presente sul live), il quale oltre a provvedere alle quattro corde si è qui incaricato di fornire una discreta dose di linee vocali. Oramai il cantato di Bonz non è più una presenza incessante ed il nuovo arrivato in questo disco non ha fatto che rimarcare una spiccata attitudine e passione per la melodia e l’heavy-power melodico. Quasi più della metà del cantato è, infatti, a carico del bassista (soprattutto nella prima metà del disco), ma il resto dei vocals si caratterizzano per il solito attacco diretto a suon di rap e cori brutali. Ad alcuni potrà dare fastidio l’eccessiva presenza di assoli di chitarra di Ward, ma il retaggio metal è difficilmente cancellabile nel Dna dei Mojo.. I testi, a differenza dell’ultimo “Rising”, sono improntati tutti sulla critica del costume e sulle discrepanze esistenti nel tessuto sociale americano. Certo, questo nuovo episodio non è paragonabile né a quell’attacco frontale che fu “Snappin’ necks”, né a quel diretto d’incontro che era “Pigwalk”, ma di là dei normali raffronti questo album è certamente una discreta prova di forza.
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