«MALEDETTI - Area» la recensione di Rockol

"Maledetti (maudits)”, la forte poetica sociale degli Area

L’album pubblicato nel 1976 viene ora celebrato da “Italian Prog Rewind” di Sony Music

Recensione del 02 ott 2022 a cura di Elena Palmieri

La recensione

In un momento di crisi e transizioni per il Paese, tra la pubblicazione del loro terzo album “Crac!” e la realizzazione di "Maledetti (maudits)”, uscito poi nel 1976, gli Area vissero un periodo altrettanto intenso e di trasformazioni, testimoniato dal disco dal vivo “Are(A)zione” e dal cambiamento delle forze creative coinvolte. Seppur partecipi di alcuni brani, durante le lavorazioni del quarto lavoro di studio del gruppo, il bassista Ares Tavolazzi e il batterista Giulio Capiozzo intrapresero progetti paralleli, segnando l’arrivo nella band di nuovi musicisti. L’attività discografica degli Area non subì quindi arresti e confermò la loro volontà di conservare la propria identità creativa, nonostante le nuove evoluzioni nella scena musicale. In questo contesto si affermò, segnando uno dei suoi momenti discografici più eclettici, complessi e multiformi, la forte poetica sociale della band con l’album "Maledetti (maudits)”, ora celebrato, insieme ad altre tra le maggiori opere del progressive rock italiano, dalla nuova iniziativa di Sony Music “Italian Prog Rewind”.

Un “progetto-concetto di fanta-sociopolitica”

Nell’affrontare nuove tematiche politiche e sociali, gli Area decisero di presentare un “progetto-concetto di fanta-sociopolitica”, come dichiarato da loro stessi nelle note di copertina del disco del 1976, attraverso una storia in una “società futuribile” che è “spaccata in verticale e divisa in corporazioni. Un plasma liquido è la coscienza del mondo, custodita in un computer di una banca. Per un guasto si verifica la dispersione progressiva del liquido: totale perdita della coscienza umana”. Nelle sette composizioni di "Maledetti (maudits)”, il cui concept arriva anche a proporre delle “possibili ipotesi evolutive”, giunge anche come testimonianza del costante desiderio della band di favorire l’evoluzione del suo mondo sonoro senza perdere la propria anima e la propria concretezza. Il quarto lavoro di studio ritrova inoltre l’intento degli Area di puntare verso la libertà, con una maggiore fusione di esperienze diverse e una sinergia tra i componenti ricercata in una formazione rinnovata. Tra le diversità di "Maledetti (maudits)” con i precedenti, emergono evidenti gli arricchimenti sonori introdotti dai musicisti chiamati a lavorare sull’album, verso una sperimentazione di spunti sempre nuovi, ben oltre le influenze del progressive e del folk degli esordi con “Arbeit macht frei” e la tipica improvvisazione di matrice jazz.

La forte poetica sociale degli Area

L’introduzione è affidata a “Evaporazione” e al parlato di Demetrio Stratos, accompagnato dal kazumba di Eugenio Colombo, che anticipa il brano strumentale “Diforisma urbano”, in cui vengono presentati il basso elettrico di Hugh Bullen, la batteria di Walter Calloni e il sax jazz di Steve Lacy. La dispersione della coscienza umana è raccontata nella seconda traccia attraverso un ricco tappeto sonoro in cui si mettono in gioco anche i synth di Paolo Tofani, mentre con la successiva “Gerontocrazia” giunge la ninna nanna recitata da Stratos con la txalaparta dei fratelli Anton e Josè Arze, a sostegno della grande sperimentazione e della poetica da sempre impegnata degli Area, in "Maledetti (maudits)” riproposta anche graficamente dalla copertina raffigurante lo studio anatomico di un volto umano. Dalla corsa di strumenti di “Scum”, una proposta di potere alle donne in cui spiccano i tocchi del pianoforte e il basso, che chiude il lato A dell’album, passando all’innovativa rilettura del Concerto brandeburghese n. 3 di Johann Sebastian Bach per il “Il massacro di Brandeburgo numero tre in sol maggiore”, il quarto lavoro di studio della band torna ora a ribadire l'immensa creatività del gruppo, portando un altro lavoro tuttora importante e incisivo, con nuovi esperimenti compositivi, “Giro, giro, tondo” e “Caos (parte seconda)”.

Tracklist

01. Evaporazione (01:52)
02. Diforisma urbano (06:28)
03. Gerontocrazia (07:41)
04. Scum (06:41)
05. Il massacro di Brandeburgo numero 3 in sol maggiore (02:31)
06. Giro, giro, tondo (06:04)
07. Caos (parte seconda) (09:15)

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