«WE ARE MOTÖRHEAD - Motorhead» la recensione di Rockol

Motorhead - WE ARE MOTÖRHEAD - la recensione

Recensione del 01 lug 2000

La recensione

Auguriamo un bel “tanti auguri” alla band di Lemmy! Eh, si perché Mr. Kilmister con questo disco dal titolo inequivocabile festeggia i venticinque anni di attività. Quale regalo poteva mai fare ai suoi fans il buon Lemmy, insieme a Mikkey Dee e Phil Cambell? Senza esitazione diremmo: “Un album che suoni ancora con il vecchio sound dei anni ’80!”…ed eccoci accontentati. Così come hanno fatto gli Ac/Dc anche i Motörhead hanno coniato il loro inconfondibile marchio, in poche parole quindi anche qui non viene trasgredito il sacro dogma del rock. Parte all’attacco subito dalla prima traccia il basso feroce di Lemmy in “See me burning”, accompagnato dal double-drumming di Mikkey Dee, notevole anche nella teatrale “Wake the dead”. “Slow dance”possiede un riff lungo e accattivante, mentre “Stay out of jail” e “Out to lunch” sono dei solidi pezzi rock n’roll. Trovare alla traccia numero quattro “God save the queen” dei Sex Pistols potrebbe far storcere il naso a qualche metallaro intransigente, ma per stessa ammissione di Lemmy questo vuole essere un tributo ad una band con cui ha condiviso in passato alcuni momenti della sua vita, ma soprattutto un ringraziamento sarcastico all’Inghilterra, sua patria d’origine che raramente l’ha trattato con rispetto. “One more fucking time” è una lunga ballata che fa scendere di tono la cattiveria dell’album che però si risolleva subito con le successive “Stagefright/crash&burn” e “(Wearing your) heart on your sleeve”. Conclude la titletrack “We are motörhead”, il cui giro iniziale riprende fedelmente la mitica “Ace of spade”, congiungendo così il passato con il presente.
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