«CLAIR-OBSCUR - Francoise Hardy» la recensione di Rockol

Francoise Hardy - CLAIR-OBSCUR - la recensione

Recensione del 21 giu 2000

La recensione

Per quanti sono troppo giovani per ricordarne l’epopea francese a cavallo degli anni ’60, Francoise Hardy è oggi un nome legato a una canzone, prima ancora che ad periodo: la canzone è quella “Tous les garcons et les filles” che ancora non riesce a schiodarsi dall’immaginario italiano anni ’60 – la coverò anche Catherine Spaak, ai tempi in cui non presentava ancora programmi tv -, e della Hardy mette bene in risalto il profilo di ‘giovane che parla ai giovani’ che animò la prima parte della sua carriera. Seguirono poi periodi più interessanti musicalmente, forse meno esaltanti a livello di popolarità, ma comunque, come ogni cult che si rispetti – Patty Pravo docet – anche per lei è arrivato il momento della rivincita. E’ da due dischi, da quando cioè l’Hardy ha firmato con la Virgin France, che oltralpe si fanno le cose sul serio. E se il precedente “Le danger” sembrava perfino artefatto nella sua voglia di cavalcare con aggressività le nuove vie del rock, questo “Clair-obscur” riporta l’autrice e interprete francese all’interno delle coordinate musicali che stanno maggiormente nelle sue core. Una zona di chiaroscuro, per l’appunto, che non disdegna l’incontro con una santità del rock come Iggy Pop per una versione quasi vaudeville di “I’ll be seeing you”, o una celebrazione d’inizio Novecento con l’iniziale “Puisque vous partez en voyage”, cantata in duetto con il suo Jacques Dutronc. Per il resto, ogni canzone ha dietro una storia d’amicizia, di collaborazione o di semplice ammirazione, così come dimostra il duetto con Etienne Daho per il classico degli Everly Brothers, “So sad”, o ancora la storia della collaborazione con José Maria Cano dei Mecano (“Un homme est mort”, forse il picco dell’intero album, se non altro a livello di performance vocale), o quella nata con Eric Clapton e la melodia di “Contre vents et marées”, originariamente scritta per un film mai nato e in attesa delle parole di Francoise per essere completata. Molti i riferimenti al pop dolcemente perverso di Gainsbourg, come la sensuale “Tu ressembles à tous ceux qui ont eu du chagrin” e “La plaine lune”, quest’ultima scritta a suo tempo proprio su misura per la ex-compagna di lui, Jane Birkin. L’album lascia trapelare con forza quella passionalità triste, quel blues tutto francese che Francoise Hardy riesce a forgiare e a trasformare in materia da canto struggente, il tutto senza mai uscire da quel minimalismo che la sua voce insegue e cavalca, limitandosi – da un immaginario angolo del disco – a dire le canzoni, lasciando che siano esse ad aprirsi di fronte a chi ascolta. Uno splendido regalo.
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