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L'ultimo album dei Soundgarden

Nove anni fa usciva "King Animal"
L'ultimo album dei Soundgarden

Nel maggio del 1996 i Soundgarden pubblicano il loro quinto album, "Down on the Upside", ma all'interno del gruppo le cose non funzionano al meglio, soprattutto tra il cantante Chris Cornell e il chitarrista Kim Thayil. Il disco è stato gradito dal pubblico, negli Stati Uniti si guadagna il secondo posto della classifica e in Gran Bretagna il settimo, niente male davvero. Il tour a supporto di "Down on the Upside" però fa detonare i fragili equilibri che si erano creati. Il 7 aprile 1997 la band annuncia lo scioglimento. Dovranno trascorrere tredici anni prima di rivederli insieme. Il 16 aprile 2010 allo Showbox di Seattle il concerto del ritorno, tra l'altro presentandosi come Nudedragons, anagramma di Soundgarden.

Il 13 novembre 2012 Chris Cornell e compagni pubblicano il loro sesto album, "King Animal". Sono trascorsi sedici anni e mezzo dal loro album precedente, in quel momento non lo possono certo sapere, ma quello sarà l'ultimo album dei Soundgarden. Il 18 maggio 2017 dopo un concerto della band a Detroit Cornell si toglierà la vita e chiuderà per sempre la storia della formazione di Seattle. Nelle righe seguenti vi proponiamo l'ascolto di alcuni brani di "King Animal" e la lettura della recensione del disco che pubblicammo a firma Gianni Sibilla quando questo uscì sul mercato.

Benvenuti nella macchina del tempo, siamo negli anni ’90 e tutto va bene, benissimo. La macchina del tempo di “King Animal” segna 1995: sono passati 16 anni dall’ultimo disco dei Soundgarden. Ma per certi versi questo è l’anello mancante tra “Superunknown” (1994) e “Down on the upside” (1996). Quindi...

Benissimo, dicevamo: perché il concerto italiano di quest’estate aveva lasciato l’amaro in bocca, almeno a me che seguo i Soundgarden dagli esordi, che ho seguito la carriera solista di Chris Cornell, spesso con affetto, talvolta con orrore (quando incise un disco con Timbaland: “Scream”, uno dei peggiori album della storia, per inciso).

Non era il solito motivo del “deluso cronico da reunion” - il classico “non sono più come una volta”. Almeno per quello che mi riguarda, ero contento che finalmente Cornell avesse di nuovo una band vera - e che band – a dargli una direzione. Invece mi sono ritrovato di fronte una band formalmente perfetta, ma gelida. Cornell vestito da gelataio (pantaloni bianchi e giacchetta blu), gli altri imbolsiti e il solo Matt Cameron a fare il rocker vero.

Guardate qui la fotogallery del concerto del 4 giugno 2012 all'Arena Concerti di Rho (Mi)

Quindi, aspettative basse per il nuovo album, almeno per quello che mi riguarda. Fortunatamente smentite. “King animal” è un signor disco, che fa riemergere il motivo per cui abbiamo amato questa band. Un disco che non dice nulla di nuovo, beninteso, ma che mostra una chimica e una classe unica. L’attacco è fin troppo banale: il rock zeppeliniano di “Been away to long”, il riff di Kim Tahyil, la voce potente e urlante di Cornell, una sezione ritmica di quelle che possono fare la fortuna di qualsiasi band. Gli anni ’90, il grunge, appunto. Ricorda da vicino tante canzoni del gruppo (“My wave”, per dirne una). Sarà pure banale, ma è una banalità di quelle che fanno bene.

I riff, soprattutto i riff: già al secondo brano si capisce che il protagonista vero è Tahyil, che azzecca una sequenza magistrale di attacchi - che ricordano persino i tempi di “Badmotorfinger” (“Non-state actor”) o gli accenni psichedelici di “Superunknown” (“A thousand days before”, “Bones of birds”). La voce di Cornell è ogni tanto volutamente indietro - o comunque con un po’ di eco (come da tradizione).

Su una cosa avevano ragione, i Soundgarden quando li abbiamo intervistati: quello che c’è di diverso in “King animal” è l’esperienza. Si sente nel suono, giusta mediana tra l’iperproduzione di “Superunknown” e il crudo “Down on the upside”. Non hanno inventato nulla di nuovo, ripetiamolo. E certo sono passati gli anni in cui andava di moda urlare e mettere i riffoni nelle canzoni, citando l’hard rock classico. Ma è tutt'altro che un problema. I Soundgarden con “King animal” hanno dimostrato che la loro non è una reunion di facciata, che sanno ancora far musica oltre concerti autocelebrativi. E di più non si può chiedere.

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