Tornano in Italia i Soundgarden: (4 giugno a Milano): intervista a Matt Cameron

Tornano in Italia i Soundgarden: (4 giugno a Milano): intervista a Matt Cameron

I Soundgarden tornano in Italia dopo quasi 16 anni: il concerto del 4 giugno alla Fiera Milano Live è sicuramente uno dei più attesi dell’estate 2012. La band manca dall’Italia dal 1996: di mezzo c’è stato uno scioglimento – amichevole – e una reunion annunciata nel 2010, ma concretizzatasi solo l’anno scorso con un tour americano e quest’anno con un tour europeo che partirà il 25 maggio da Madrid.

 

Rockol ha intervistato in esclusiva Matt Cameron, batterista storico della band e molto di più: figura davvero leggendaria della scena musicale di Seattle, Cameron in questi anni ha suonato nei Pearl Jam, in cui continua a militare: la band sarà in tour subito dopo i Soundgarden. Non passeranno dall’Italia, come è noto, ma per Cameron sarà un bel tour de force. Abbiamo raggiunto al telefono Cameron a Seattle, e ci siamo fatti raccontare come si sente a suonare di nuovo con i vecchi compagni Chris Cornell (che continua la sua carriera solista: sarà in tour a fine giugno nel nostro paese), Kim Tahyil e Ben Sheperd. E ci siamo fatti anche raccontare come vanno le cose nei Pearl Jam.

Come ci si sente ad essere di nuovo nei Soundgarden dopo così tanto tempo?
Benissimo: ci stiamo divertendo a suonare assieme. Abbiamo fatto un gran bel disco di cui siamo orgogliosi. E’ bello.

Ve la siete presa con calma: annuncio della reunion nel 2010, qualche primo concerto quell’anno, poi tour veri solo nel 2011 e 2012, mentre l’album arriverà quest’autunno.
C’è voluto del tempo a mettere tutto in piedi, per via dei nostri impegni. Chris ed io abbiamo delle agende molto piene, abbiamo tour fuori dai Soundgarden. E’ stato difficile mettere tutti i nomi sulla stessa pagina ed essere sicuri che non prendessimo doppi impegni.

Quando vi siete ritrovati assieme, la chimica tra di voi c’era ancora?
La chimica era buona anche quando ci siamo sciolti, perché non lo abbiamo fatto da nemici ma siamo sempre rimasti amici. Quando siamo tornati assieme, è stato facile: la nostra parte preferita dell’essere in una band è sempre stato stare in una stanza a suonare e scrivere canzoni. E quel lato era sempre ottimo.

Cosa ci si può aspettare dai concerti dei Soundgarden, nel 2012?
Penso che la gente arriverà con grandi aspettative e noi, credo, le sapremo soddisfare. Suoniamo materiale da tutti i dischi, suoneremo anche un paio di canzoni nuove, ma il materiale che la gente conosce sarà la maggior parte. Sarà un “very cool hard rocking show”. Sicuramente suoneremo la canzone che abbiamo registrato per il film "The avengers", "Live To Rise", e ne proveremo una o due nuove, ma sarà una sorpresa.

C’è della musica dei Soundgarden che volevi assolutamente suonare e della musica che invece volevi evitare?
La mia idea originale era quella di suonare molta della musica degli anni ‘80 fino a “Badmotorfinger”. Avrei voluto suonare quella roba un po’ strana, e per un po’ l’abbiamo fatto. Ma nel momento in cui abbiamo iniziato a suonare in posti più grossi, ad avere richieste di concerti, ci siamo reindirizzati verso il nostro repertorio più classico. Ma molta della mia musica preferita dei Soundgarden è quella degli anni ’80. Oggi abbiamo un nocciolo di 40-50 canzoni pronte, magari ne impareremo altre in tour da aggiungere alla scaletta. Ma non la cambieremo molto, solo un po’ a seconda della lunghezza dello show e del pubblico. Abbiamo fatto un tour l’anno scorso e c’erano soprattutto trentenni e quarantenni, ma anche gente più giovane: la nostra musica attira anche i ventenni, ed è bello.

Cosa possiamo aspettarci dal nuovo disco che uscirà quest’autunno?
Uno degli obbiettivi di questa reunion è sempre stato il fare un nuovo album e nuova musica. Abbiamo iniziato a gennaio 2011, e ha richiesto molto tempo, per via dei nostri impegni. Ma quando eravamo in studio, ci siamo divertiti e tutto è venuto fuori in maniera molto naturale. Credo che piacerà ciò che abbiamo inciso ora: è una bella evoluzione del nostro sound.

Negli ultimi anni hai suonato nei Pearl Jam. Ti sono mancati i Soundgarden?
La cosa più importante è rimanere concentrato su ciò che stai facendo in un dato momento. Ho un lavoro talmente bello che non ho tempo di provare nostalgia. E quando siamo tornati assieme e abbiamo fatto qualche concerto, sono tornato alle cose che facevamo allora e tutto dava davvero una bella sensazione.

Ora suoni in contemporanea nelle due band, e i Pearl Jam andranno in tour subito dopo i Soundgarden. E’ difficile?
E’ più difficile pensarci che farlo, in verità. Come musicista, non è una cosa complicata, anche se la programmazione, quella sì può essere complicata. Entrambe le band saranno molto impegnate nei prossimi due anni. Ogni tanto la mia famiglia si innervosisce quando sto via troppo a lungo, e certamente anche io non voglio stare troppo lontano da casa. Ma le opportunità sono fantastiche: per entrambi i gruppi c’è molta richiesta di musica nuova e concerti, e non c’è ragione per non farlo. Mi sto divertendo.

Chris Cornell ha una carriera solista che va avanti comunque. Verrà in Europa con il suo tour acustico subito dopo i Soundgarden.
Non abbiamo messo limiti a nessuno nel gruppo, non ci sono regole su quello che uno può o non può fare. Chris sta andando alla grande, si sta divertendo e va bene così.


Ripensando al passato, agli anni d’oro di Seattle, era tutto così “overblown”, come cantavano i Mudhoney?
C’era un sacco di lavoro da fare, negli anni ’90, e già dalla fine degli anni ’80 i Soundgarden erano in tour quasi tutto il tempo. Non mi sono mai reso conto di tutta quell’hype che c’era attorno alla nostra città, l’isteria che circolava: ero troppo impegnato. Ma è stato un gran bel periodo, quello in cui i Nirvana e i Pearl Jam diventavano famosi, e i Soundgarden pure, anche se un poco dopo. Era divertente vedere il pubblico aumentare, vedere quanta gente arrivava alla nostra musica. Era un bel periodo per essere in una band, cosa che non si può dire del periodo attuale, che è molto meno salutare per i musicisti. Credo che la gente non sappia come suoni oggi una rock band. Beh, suona come i Soundgarden!

Parlando dei Pearl Jam: come sta Eddie Vedder? Ha dovuto cancellare dei concerti per un problema al braccio.
Eddie si sta riprendendo, sta facendo fisioterapia. Sta migliorando di giorno in giorno.

Perché i Pearl Jam hanno lasciato fuori l’Italia dal tour di quest’estate?
Credo ci fossero dei problemi nel calendario. Siamo venuti due anni fa, abbiamo suonato a Venezia, in quel Festival dove c’era stato anche l’uragano, no? Il pubblico italiano è uno dei migliori del mondo e non vediamo l’ora di tornare.


Cosa ci puoi dire del nuovo album dei Pearl Jam? A che punto è?
Finiremo di registrarlo quest’autunno. Ne avevamo metà già pronta, poi abbiamo deciso di scrivere ancora un po’. Lo pubblicheremo ad un certo punto del 2013, anche se per me è difficile vedere così lontano nel futuro.

Oltre a suonare, scrivi canzoni. Hai mai pensato ad un album solista?
Si, mi piacerebbe fare un disco per conto mio ad un certo punto. Ne ho parlato con il mio amico e produttore Adam Kasper e con qualche amico che mi piacerebbe coinvolgere nelle registrazioni. Ma ora sono impegnato a fare il batterista. Ma il progetto è sicuramente sullo sfondo.

(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - La reunion: intervista a Chris Cornell e Ben Shephard
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