Ligabue, tanti anni fa pose il suo primo mattone

Sono trascorsi più di trenta anni da quando un cantautore emiliano pubblicò il suo album d'esordio.
Ligabue, tanti anni fa pose il suo primo mattone

E chi se lo poteva immaginare l'11 maggio 1990 quando venne pubblicato "Ligabue" che sarebbe stato solo il primo mattone di una casa che a oltre trenta anni di distanza si è trasformata in una megavilla composta da tredici album in studio e altri cinque registrati dal vivo, avrebbe contato anche la regia di tre film e la scrittura di qualche libro? La risposta esatta crediamo sia: nessuno. Tanto meno Luciano Ligabue, che arrivava a pubblicare il suo primo album a trenta anni suonati (li aveva compiuti due mesi prima, il 13 marzo).

Sono undici le canzoni incluse nell'album. Il primo singolo estratto dal disco fu "Balliamo sul mondo". Il brano è ancora oggi uno dei classici del repertorio del cantautore emiliano e non c'è concerto dove non venga urlato il suo ritornello: 'Balliamo sul mondo!!!/Va bene qualsiasi musica/cadremo ballando/sul mondo, lo sai, si scivola/facciamo un fandango/la sotto qualcuno riderà/Balliamo sul…mondo!!!'.

La seconda canzone uscita come singolo fu "Non è tempo per noi". Una ballata il cui significato una volta Ligabue spiegò con queste parole: "Eravamo a fine anni '80, io ho vissuto malissimo quel decennio e questa canzone altro non è che lo specchio del malessere di una persona che non riusciva a credere che si fosse passati così, radicalmente, da un decennio eccessivamente politicizzato a un decennio così vuoto."

Anche il terzo singolo del disco è un altro degli innumerevoli classici scritti da Luciano Ligabue, "Marlon Brando è sempre lui". Una canzone ispirata dalla visione del film 'Un tram che si chiama desiderio' ('A streetcar named desire', nell'originale) diretto nel 1951 dal regista Elia Kazan che aveva quali protagonisti gli attori Marlon Brando e Vivien Leigh. All'inizio del brano si può ascoltare, tratto da una scena della pellicola, Marlon Brando che grida, 'Hey Stella!'.

Altrettanto 'cinematografica', anche senza avere riferimenti diretti come in "Marlon Brando è sempre lui" è "Bambolina e barracuda", il quarto singolo estratto dal primo album di Ligabue, che la definì in questo modo: "E' la vendetta che la donna ha rispetto al playboy della domenica". L'incipit ricorda la letteratura 'hard-boiled' statunitense, quella di Dashiell Hammett e Raymond Chandler. 'La camera ha poca luce/E poi è molto più stretta di come da giù immaginavo/Ho pensato molto a lei qua dentro/L'immaginavo sempre sola/Chissà con che diritto poi'.

"Bar Mario" è una delle prime canzoni scritte da Ligabue. Il Bar Mario esiste veramente - a San Martino in Rio, ed era gestito dall'ora scomparso Mario Zanni - e viene citato in altre canzoni. Per dire dell'importanza del Bar Mario, è anche il nome del suo fan club ufficiale. La canzone venne pubblicata come quinto singolo dell'album, anche se in precedenza, nel 1988, era già uscita come lato B del 45 giri degli Orazero (il gruppo in cui militava il rocker di Correggio prima di intraprendere la carriera solista). Il lato A era "Anime in plexiglass", brano che verrà incluso nel secondo album di Ligabue, uscito nel 1991, "Lambrusco coltelli rose & pop corn".

Il sesto singolo di "Ligabue" fu "Sogni di rock 'n' roll", canzone che nel 1988 era stata pubblicata dal cantautore Pierangelo Bertoli nel suo "Tra me e me". Il titolo del brano sintetizza perfettamente le speranze e le illusioni che si hanno a una certa età (o forse a tutte le età). Il Liga ne ha detto: "Un rito che vivevo spesso con i miei amici... salivamo in auto con l'autoradio a palla e ci improvvisavamo una band: ognuno faceva il playback di una parte, proprio come dice il testo... Non c'era una direzione, c'era solo il bisogno di sentirsi complici."

La scaletta dell'esordio di Luciano Ligabue era completata da "Piccola stella senza cielo" (è dedicata alle ragazze, "che vorrebbero permettersi il lusso di essere anche ingenue e di poter credere nella potenza di un sentimento senza doversi preoccupare della vulnerabilità che questo comporta."), "Radio Radianti" ("Era un'epoca in cui sentivo gli speaker di alcune radio adottare l'impostazione da deejay, cosa che non ha niente a che fare con la comunicazione reale..."), "Freddo cane in questa palude" (un solo minuto, praticamente una intro per il brano successivo), "Angelo della nebbia" e, a chiudere, "Figlio d'un cane" (brano in precedenza pubblicato da Pierangelo Bertoli nel suo album del 1989 "Sedia elettrica". Ligabue della canzone dice: "L'urgenza, la velocità di questa canzone volevano essere punk").

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