Blood Orange dal vivo nel finale di "We are who we are": il video in anteprima

"Time will tell" del cantante inglese è la canzone centrale della serie di Luca Guadagnino su Sky: un performance live dalla puntata conclusiva, in onda questa sera
Blood Orange dal vivo nel finale di "We are who we are": il video in anteprima
Credits: Yannis Drakoulidis

Due ragazzi che fanno centinaia di chilometri per andare a vedere il concerto del loro artista preferito: il viaggio e la serata si trasformano in un'avventura che ricorderanno per tutta la vita. La trama dell'episodio di finale di "We are who we are" (la serie di Luca Guadagnino in onda questa sera su Sky Atlantic e su Now TV, nonché on demand) racconta una storia che molti appassionati di musica riconosceranno. 
Tranquilli, non ci sono spoiler, neanche nel video che vi mostriamo in anteprima qua sotto: il concerto è di Blood Orange, la canzone è "Time will tell", registarata al Locomotiv di Bologna.

Una canzone come filo conduttore del racconto

"Time will tell", da "Cupid deluxe" del 2013,  è molto di più che una seplice performance nella puntata finale di una serie: sarebbe fin troppo banale. È invece il brano centrale nell'evoluzione della storia di Caitlin (Jordan Kristine Seamón) e Fraser (Jack Dylan Grazer), i due ragazzi americani trapiantati in una base militare americana in Italia, alla ricerca di una propria identità in un contesto dove le regole sono ovviamente molto rigide.
La canzone è una sorta di tema ricorrente nella serie: compare in ben 4 degli 8 episodi:  Nel 6° episodio Caitlin e Fraser addirittura ricreano pari pari il videoclip originale della canzone. Un modello di presenza di una singola canzone come strumento narrativo che non è raro vedere nelle serie recenti. Guadagnino lo usa in maniera magistrale, con le parole che spiegano quello che i personaggi non possono dire: la lotta per capire chi si è e per accettarsi:

Time will tell if you can figure this and work it out
No one's waiting for you anyway so don't be stressed now
Even if it's something that you've kept your eye on
It is what it is 

Canzoni e serie TV

Da qualche tempo c'è molta attenzione verso l'uso delle canzoni nelle serie anche nelle produzioni italiane: si pensi ai recenti casi di Netflix (che vi abbiamo raccontato qua: "Suburra", "Baby", "Summertime"). Ma sono state le serie di Sky a importare nel nostro paese un modello di presenza della musica pop che nei paesi anglosassoni è diffuso dagli anni zero. Basta pensare all'uso del rap napoletano in Gomorra, alla musica degli anni '90 in "1992" e i suoi seguiti, e alle canzoni di "The young pope" e "The new pope".
"We are who we are" ha più di un punto in comune con le serie di Sorrentino - non solo perché sono girate da registi di cinema con qualche diffidenza verso il mezzo TV: entrambi dicono di avere pensato al racconto come ad un lungo film, più che ad una scansione in episodi. Ma in entrambile serie il ruolo delle canzoni è fondamentale. In quella di Sorrentino ha addirittura portato in classifica una bellissima canzone di Nada che al tempo era quasi passata inosservata. Non sarebbe male se succedesse anche al pezzo di Blood Orange...

Una colonna sonora che va da Prince e David Bowie ad Anna Oxa

Leggere la lista delle canzoni di "We are who we are" fa impressione: nell'ultima puntata una lunga scena si svolge al ritmo di "Absolute beginners" di Bowie, e uno dei brani centrali è "The love we make" di Prince. Nella colonna sonora ci sono brani di Radiohead (Guadagnino ha lavorato con Thom Yorke alla colonna sonora del remake di "Suspiria"), ma ci sono anche scelte più ricercate: il jazzista Kip Hanrahan, Arto Lindsay. E molta musica italiana: i CCCP, ma anche Cosmo, Francesca Michielin e Anna Oxa, le cui canzoni servono a contestualizzare lo svolgimento italiano della storia di due ragazzi americani.
Dietro a queste scelte c'è il lavoro di Robin Urdang, music supervisor che ha appena vinto l'Emmy per il lavoro su "Ms. Maisel" e che ha lavorato già con Guadagnino a "Call me by your name" (grazie al fiò “Mystery of Love" di Sufjan Stevens arrivò ad una nomination all'Oscar come migliore canzone originale).
Insomma, "We are who we are" è una serie da ascoltare: se qualcuno scoprirà Blood Orange grazie a Guadagnino, gliene saremo grati.

"Time will tell" (Live @ Club Locomotiv)
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