Le canzoni di "Summertime": la storia di "Estate", di Bruno Martino

La canzone del 1960 è una delle colonne portanti della serie di Netflix, in cui la musica ha un ruolo centrale

"Estate/ Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore/L'estate che ha creato il nostro amore/Per farmi poi morire di dolore/Odio l'estate/Odio l'estate": gli immortali versi della canzone di Bruno Martino, scritti da Bruno Brighetti, risuonano nella prima puntata di "Summertime", la serie di Netflix prodotta da Cattleya. La prima puntata delle otto si intitola "Odio l'estate" che poi è il titolo con cui la canzone, uscita nel 1960, è conosciuta.

Come vi abbiamo già raccontato, la serie racconta le vicende sentimentali di alcuni ragazzi durante la stagione estiva, sulla riviera romganola. La protagonista Summer (Coco Rebecca Edogamhe), deve il nome a "Summertime" di George Gershwin, la sorella Blue a "Kind of blue" di Miles Davis (il padre è un trombettista sempre assente che nella finzione recita il ruolo di musicista nella band di Raphael Gualazzi, che compare in un cameo in una delle ultime puntate). 

La serie ha tre registri musicali: uno pop contemporaneo, per via delle canzoni di Giorgio Poi (curatore della colonna sonora) e di cantanti per lo più appartenenti alla scuderia di Bomba Dischi (l'etichetta di Calcutta, che però è assente). Poi ci sono brani internazionali (Childish Gambino, Tame Impala, Jesus & Mary Chain).
Quindi i classici italiani: "Il cielo in una stanza" nella versione di Mina, "Il mondo" di Jimmy Fontana. Ma è la canzone di Bruno Martino che è centrale, tanto che compare anche nella versione di Erlend Øye, l'ex cantante dei Kings of Convenience, che qualche anno fa ha inciso diverse cover italiane.

Ma è la canzone di Bruno Martino - che racconta la malinconia della serie. Una canzone dalla storia complessa, raccontata su Rockol qualche tempo fa Paola De Simone, che al brano ha dedicato un libro:

 “Estate” (nata e nota come “Odio l’estate”, privata dell’odio da Joao Gilberto, che nel 1977 ne fece un successo internazionale) e “E la chiamano estate”.  (...) Scritta nel 1960 da Bruno Martino e dal musicista e autore Bruno Brighetti, “Estate” nacque in modo bizzarro, visto che Brighetti ne scrisse il testo in preda a un’intossicazione di frutti di mare, e fu accolta tiepidamente da un pubblico troppo desideroso di musica vacanziera.

Sarà solo l’incisione di Gilberto, molti anni dopo, a trainarla verso un destino decisamente migliore. Arduo stilare una lista delle versioni esistenti, per il crescente numero - e ve lo dice chi ci ha provato - più agevole forse soffermarsi sulle versioni degne di nota. Noi ve ne proponiamo qualcuna, in ricordo dell’uomo Bruno Martino, che, come sottolineò il suo amico Sandro Ciotti, si rifiutò sempre di diventare un personaggio per rimanere una persona.

Qua le altre versioni di "Estate", qua l'originale.

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