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Recensioni / 16 feb 2012

Aldo Nove - GIANCARLO BIGAZZI - la recensione

Voto Rockol: 1.0/5
GIANCARLO BIGAZZI
Aldo Nove
Esistono libri belli e brutti, libri inutili e libri che sono occasioni perdute. Peggio: ci sono libri che sprecano un’occasione e impediscono che quell’occasione possa ricapitare.
Questo è un esempio dell’ultima categoria. Non è un “brutto” libro: Aldo Nove sa scrivere, su questo non ci sono riserve. Ma in questo caso ha scritto, o ha accettato di scrivere, un libro che non solo non serve a celebrare il signore del quale porta abbastanza indegnamente il nome in copertina, ma che rende improbabile che altri - dirò un nome per tutti: Maurizio Becker - possano scrivere un libro su Bigazzi nei prossimi anni (perché qualsiasi editore direbbe: “Un altro libro su Bigazzi? Ma ce n’è già uno!”).
Invece, questo non è un libro su Bigazzi, è un libro che usa Giancarlo Bigazzi per poter dire altre cose. Alcune delle quali nemmeno spiacevoli: ad esempio, i testi di prosa in forma di poesia che scandiscono il volume non sono affatto male. Ma non c’entrano con Bigazzi. I saggetti di piccola storia della musica e non solo della musica che punteggiano il volume non sono brutti: sono inutili, e soprattutto sono inutili in questo libro. A che serve raccontare di nuovo la storia di Firenze in quattro pagine, se non per allungare il brodo e aggiungere alla fine che Bigazzi era nato a Firenze? A che serve un sedicesimo di foto d’epoca se non a ringraziare, pubblicandone il marchio, la banca che ne ha concesso l’uso? A che serve raccontare di nuovo la storia della canzone italiana dalla canzone napoletana al Festival di Sanremo, se non per aggiungere sei pagine al libro e poterci appiccicare in fondo cinque righe che dicono testualmente: “A quei tempi, i tempi del primo Festival, Giancarlo Bigazzi aveva 11 anni. Anni dopo quel Festival lo avrebbe vinto più volte. Nel 1987 con ‘Si può dare di più’”? E notare - en passant - che in tutto il libro non si dirà più quante volte Bigazzi ha vinto il Festival, e in che anni, e con quali canzoni (questo non c’è su Wikipedia...).
Potrei continuare. Ma avete già capito perché sono dispiaciuto: perché questo libro non rende giustizia a Giancarlo Bigazzi. Eppure ha la sua foto in copertina, eppure riporta i testi di parecchie sue canzoni, eppure contiene un sedicesimo di foto dall’album di famiglia Bigazzi (però ce n’è una che non ha niente a che vedere con il resto, ed è una foto di Pat Boone, Caterina Caselli e Edoardo Vianello, Festival di Sanremo 1966. E ce n’è una che, a dimostrazione della sciatteria - o della fretta - con cui è stato messo insieme questo libro, è riprodotta alla rovescia; non ci voleva un genio per accorgersene, la scritta “Squallor” inizia da destra e finisce a sinistra).
E oltre a non rendere giustizia a Bigazzi questo libro nemmeno racconta come si sarebbe dovuto la sua vita e il suo lavoro. Lo fa a sprazzi, senza approfondire, senza spiegare, come se l’autore fosse partito da una biografia da casa discografica e avesse allungato il brodo qua e là, attingendo a qualche ricordo di Gianna Bigazzi e facendo montare una schiuma di parole - belle, ben scritte, ma che con Bigazzi non c’entrano nulla (proprio lui, che alle parole ci stava attentissimo! al loro suono alla loro forma al loro significato al loro numero di sillabe...).
Sono arrivato in fondo al libro per onor di firma, perché non mi piace scrivere recensioni senza aver completato l’impegno della lettura; e ad alleviare il mio malumore è arrivato, per fortuna, un breve capitoletto intitolato “Ringraziamenti e riflessioni”. Sono cinque paginette scritte da Giancarlo Bigazzi non so in quale occasione (certo dopo il 2010, dato che ricordano Elio Gariboldi, che in quell’anno è scomparso) che mi hanno fatto ripensare a Giancarlo con affetto sincero - anche per le parole che dedica al mio amico Mario Ragni, che si chiudono con la frase “Mario, potevi solo restare di più con noi, i tuoi amici. Io, particolarmente, avevo ancora bisogno di te per volare alto”.

(Franco Zanetti)

P.S. Aldo Nove a "La Stampa", 14 febbraio 2012: "Sono nato nel 1967, l'anno in cui imperversava 'Luglio'.". Peccato che 'Luglio' sia del 1968.