«IL FESTIVAL DI SANREMO - Eddy Anselmi» la recensione di Rockol

Eddy Anselmi - IL FESTIVAL DI SANREMO - la recensione

Recensione del 04 feb 2020

La recensione

Eddy Anselmi, già autore dell'Almanacco Panini del Festival di Sanremo, aggiorna la storia del festival dopo 11 anni, stavolta per i tipi di DeAgostini. Il libro non si trova più in edicola ma in libreria, e ha la copertina celeste e non blu.

(Eddy Anselmi, l’autore, è una delle pochissime ragioni per le quali sono un po’ dispiaciuto di non andare più al Festival, dopo 36 anni di ininterrotta assiduità – nemmeno il servizio militare mi impedì di andarci; la sua presenza in sala stampa è una garanzia di affidabilità sui dati, sulle statistiche, sull’interpretazione delle percentuali dei voti, e a tutto questo aggiungete che è un uomo simpatico, modesto e generoso).

Fatto il santino, veniamo al libro.

È un almanacco (nel senso di “annuario, pubblicazione con notizie statistiche”), che non si chiama Almanacco ma più semplicemente “Il Festival di Sanremo” (sull’argomento “almanacco” tornerò in coda).

Rispetto alla versione del 2009, il cambiamento più evidente è l'impaginazione, meno "strillettata": un reference book quale vuole essere ritorna più rigoroso, schematico e “di consultazione” della versione Panini, dove l'impaginazione colorata e movimentata distraeva dal filo conduttore della trama.

Le fotografie sono in appena 24 pagine; rispetto all'Almanacco Panini ci sono 91 schede di canzoni in più (erano 116), il dizionario dei presentatori, l'elenco dei direttori di orchestra, l'albo d'oro di tutti i premi (della critica, della sala stampa) e una diversa serie di statistiche. Il racconto delle edizioni è più articolato e più lungo, mentre è mantenuta l'organizzazione per decenni, dal 1951-60 ("Le origini") al 2011-2019 ("L'età dell'oro").

Il punto che caratterizza la narrazione di Anselmi è il prediligere la visione del Festival di Sanremo come una gara di canzoni. Nel racconto delle 69 edizioni, pur non tralasciando conduttori, soubrette e ospiti, egli cerca sempre di privilegiare il racconto della gara; e come gli almanacchi sportivi italiani si completano con il racconto delle coppe europee, così nel racconto di Anselmi del Festival rimane anche la sintetica storia di quella Coppa dei Campioni della canzone che è l' Eurovision Song Contest.

In termini di contenuto, la novità è la presentazione delle ultime undici edizioni. Per Eddy Anselmi, il decennio appena trascorso è «l'età dell'Oro» del Festival, grazie al ritorno in attivo del bilancio della manifestazione, alla presenza delle canzoni in classifica, al legame con Eurovision, alla moltiplicazione dei pubblici grazie anche all'avvento della fruizione con l'ausilio dei social network e l'aumento del numero delle canzoni.

Detto delle foto, rispetto alle 966 pagine Panini mancano il dizionario degli interpreti e autori (che Anselmi assicura di avere pronto per la stampa e aggiornato al 2019; ma DeAgostini non potrebbe pubblicarlo sul proprio sito?), il cartellone del cinema, le scalette delle singole serate e il paragrafo «Al di là delle canzoni» che raccontava cosa succedeva in Italia e nel mondo nella settimana e nella stagione del Festival.

Non sono cambiati il formato il prezzo. Costava 19,90 nel 2009, costa 19,90 ora.

Non saprei come definire meglio questo lavoro di Anselmi che “un libro di testo”: per qualsiasi studioso o curioso della manifestazione sanremese, è imprescindibile.

Dicevo che sarei tornato sul tema “Almanacco”. Ed è per segnalare l’uscita di “Almanacco del Festival di Sanremo”, firmato da Marino Bartoletti e curato da Lucio Mazzi (tre stelle). Per i nostalgici della formula dell’Almanacco di Anselmi, ecco una consolazione in forma di una sorta di riproposizione: nelle sue 480 pagine, pubblicate dall’editore Gianni Marchesini e in vendita a 29,90 euro, per ogni edizione si trovano i dati essenziali, la cronaca e le serate, le classifiche, le foto, la canzone vincente e quella simbolo, i dischi più venduti in Italia e nel mondo, gli eventi di quell'anno in Italia e nel mondo. Per ogni anno c’è un commento, un racconto, un aneddoto del giornalista (non solo) sportivo Marino Bartoletti, che il comunicato stampa che accompagna il libro definisce “massimo conoscitore della storia del Festival” – un giorno bisognerà dirimere la questione su chi lo sia davvero, il massimo esperto di Sanremo; non è comunque un titolo al quale aspiro, grazie, e sicuramente Marino ha assistito a più Festival di me.

L’impaginazione, ricca di foto e fotine, titoli e titoletti, boxini e schemi, ricorda abbastanza quella dell’Almanacco di dieci anni fa di Eddy Anselmi (che non a caso è ringraziato nel colophon). Il collega Lucio Mazzi ha fatto un gran lavoro: scriviamolo almeno qui, ché altrimenti tutti i meriti andrebbero a Bartoletti, che ha maggior visibilità e notorietà di Mazzi.

In vista di un'eventuale ristampa, segnalo un paio di cose: quando vinse il Festival con Morandi e Tozzi, Ruggeri non era più biondo da un pezzo (diversamente da com'è caricaturato sulla copertina disegnata da Giorgio "Matitaccia" Serra); e, in riferimento al box di Bartoletti del 1981, Checco Marsella dei Giganti non avrebbe cantato "tanti anni dopo" la frase "con mamma non pavlo...":  l'aveva cantata tanti anni prima, nel 1967, insieme ai Giganti, in gara a Sanremo con "Proposta".

Se vedete in libreria entrambi questi libri, sfogliateli e decidete voi quale è più vicino ai vostri gusti.

Franco Zanetti

 

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