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«THE MYTH OF THE HAPPILY EVER AFTER - Biffy Clyro» la recensione di Rockol

Vulnerabilità ed esplosività rock sono l’arma segreta dei Biffy Clyro in “The myth of the happily ever after”

La band scozzese pubblica il suo nono album in studio: nato come ‘disco gemello’ del precedente ‘A celebration of endings’ del 2020, vede Simon Neil e soci superarsi ancora una volta con uno dei loro lavori più completi

Recensione del 24 ott 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 8/10

La recensione

A poco più di un anno di distanza da “A celebration of endings”, i Biffy Clyro tornano con una nuova prova sulla lunga distanza, intitolata “The myth of the happily ever after”. L’album, nato come ‘disco gemello’ del precedente, riprendendone la forza e l’intento di evoluzione, supera - un po’ a sorpresa - quanto la band scozzese ha fatto finora.

La genesi di “The myth of the happily ever after”

Il nuovo disco della formazione di Kilmarnock inizialmente doveva essere una raccolta delle canzoni rimaste fuori dal suo predecessore, che al tempo della sua uscita era stato capace di sorprendere positivamente rivelandosi un buon lavoro. L’ottavo album di Simon Neil e soci rispecchiava la continua evoluzione artistica del gruppo e aveva portato delle novità all’interno della sua discografia, arricchendo di spunti elettronici ed elementi raffinati il rock energico e dinamico di Simon Neil e soci.

Prendendo forma, però, “The myth of the happily ever after” è diventato un nuovo progetto a tutti gli effetti e ha visto i Biffy Clyro recuperare la stessa forza e attitudine degli inizi, lavorando in autonomia - e quasi in gran segreto - senza preoccupazioni e senza creare attorno al lavoro aspettative da soddisfare. Così, i componenti del gruppo hanno avuto la possibilità di concentrarsi su se stessi, riflettere sul periodo caratterizzato dall’emergenza Coronavirus che li ha tenuti lontani dai palchi di tutto il mondo e racchiudere nel nuovo album i pensieri e le emozioni degli ultimi diciotto mesi.

Unendo vulnerabilità ed esplosività rock, con canzoni dai ritmi talvolta frenetici e brani dai suoni più pop arricchiti da synth e drum machine, il nono disco dei Biffy Clyro suona come uno dei loro lavori più completi, è controllato ma non noioso.

L'altro lato della medaglia di “A celebration of endings”

Mentre per “A celebration of endings” si erano trasferiti ai Lotus Eater Studios di Santa Monica per collaborare con il produttore Rich Costey, i Biffy Clyro hanno lavorato al nuovo progetto in Scozia senza pressioni insieme ad Adam Noble, riscoprendo ancora una volta la bellezza e la magia dell’essere una band di amici.

Ritrovandosi nella loro sala prove in una fattoria vicina a casa durante il lockdown, visto lo stop dei grandi eventi dal vivo e l’inaspettato tempo libero a disposizione, Simon Neil e i gemelli James e Ben Johnston sono partiti dai brani non inclusi nell’ottavo album con l’idea di dare loro una nuova vita, prima di sentire il peso di una serie di sentimenti e stati d’animo figli del periodo attuale e il bisogno di dare un senso a tutto.

In antitesi alla positività e alla consapevolezza di “A celebration of endings”, il nuovo “The myth of the happily ever after” nasconde un velo di cinismo e negatività, tanto da aprirsi con i passaggi sonori morbidi ma allo stesso tempo spettrali e incombenti di “DumDum”, in cui all’ascoltatore viene suggerito che “Everything's fake / They’re all under pressure / To lie and report / The truth would upset us”.

Tuttavia, la band vuole reagire e con una buona dose di rabbia, virando tra euforia e angoscia, Simon Neil e soci guardano in faccia e aggrediscono gli umori turbolenti degli ultimi mesi. Nel singolo “A hunger in your haunt” il frontman scatena le proprie frustrazioni (“My mind is crying out for stimulation / It’s been dark a while so where's the fucking dawn? / Wisdom no morе, eloquence no morе / All I loved has broken down and gone to seed”), ma cerca anche di scrollarsi di dosso la negatività e le difficoltà con un ritornello da cantare a squarciagola, e con voce infuocata chiede: “Brace yourself, here's a slap across the jaw / Can you find any hunger in your haunt?”. Così, a conclusione del loro nuovo lavoro per offrire una risposta contraria a “A celebration of endings”, che finiva con il verso “Fuck everybody! Woo!” di “Cop Syrup”, i Biffy Clyro ribaltano la prospettiva e chiudono con “Slurpy slurpy sleep sleep” e il messaggio: “Don’t you waste your time / Love everybody”.

Le sfumature di “The myth of the happily ever after”

A partire dai riff graffianti del succitato singolo “A hunger in your haunt”, uno dei migliori episodi del disco, Simon Neil e soci esplorano tutte le sfumature del loro sound rock. In alcuni momenti il gruppo vira verso suoni dalla frenesia punk, come in “Denier”, e in altri passaggi si ammorbidisce, pur sporcando di passaggi pesanti la melodia. “Holy water”, per esempio, inizia come una ballata impostata su chitarra acustica e un cantato più dolce, ma si apre poi a una esplosione grunge con richiami metal mitraglianti.

Con “The myth of the happily ever after” i Biffy Clyro dimostrano ancora una volta la loro abilità del costruire e far evolvere un’ambiente sonoro all’interno di una stessa canzone e brano dopo brano. Al rock, la band scozzese affianca con intelligenza un sound pop arricchito di synth ed elementi meno grezzi, presentando tracce come “Separate missions” e “Haru e Urara”. Simon Neil e soci, inoltre, non mancano di includere nell’album pezzi dalle tonalità sognanti e ariose: “Existed”, per esempio, sembra continuare una sorta di tradizione nata con “Re-arrange”, tratto da “Ellipsis”, e continuata con la dolcezza l’eleganza delle tastiere di “Space” in “A celebration of endings”.

Se dal punto di vista umano rappresenta uno dei periodi più difficili per via della pandemia, sotto il profilo artistico e musicale “The myth of the happily ever after” fotografa i Biffy Clyro in uno dei loro momenti migliori, pieni di risorse e brillando di creatività, lasciando intuire che in concerto non deluderanno e facendo sperare di avere altre sorprese in futuro da svelare.

TRACKLIST

01. DumDum (03:32)
03. Denier (02:59)
04. Separate Missions (05:18)
05. Witch’s Cup (04:44)
06. Holy Water (05:40)
08. Haru Urara (03:15)
09. Unknown Male 01 (06:08)
10. Existed (04:09)
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