«YOUNG SHAKESPEARE - Neil Young» la recensione di Rockol

Neil Young cinquant'anni fa, essenziale e solitario

Un live del 1971 allo Shakespeare Theater di Stratford è l'ennesima gemma musicale riscoperta dagli infiniti archivi del musicista canadese

Recensione del 31 mar 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Un pozzo senza fondo - o una miniera d’oro - quello che nascondono gli archivi di Neil Young.

In poco più di cinque mesi l’irrequieto rocker canadese ha tirato fuori dai suoi cassetti una moltitudine di registrazioni, in larga parte inedite, delle sue esibizioni dal vivo, spaziando tra tour e periodi storici differenti, senza nessuna apparente logicità. Un lavoro di recupero praticamente infinito che ha portato alla pubblicazione di “Return To Greendale”, dal tour con i Crazy Horse del 2003 a supporto dell’album “Greendale” dello stesso anno e al film-concerto “Way Down Rusty Bucket” del 1990, oltre al monumentale e attesissimo secondo volume dei box set della serie “Archives”. Proprio il cofanetto - uscito in prima battuta lo scorso novembre in edizione deluxe e andato esaurito in poco meno di 24 ore, e ora riproposto in una versione di più ampia tiratura che in dieci CD mette insieme cavalli di battaglia, rarità e versioni alternative raccolte dal 1972 al 1976 - sembra aver innescato la miccia per un'altra preziosa testimonianza dell’essenza meravigliosamente sfaccettata di Neil Young.

Un'esibizione dimenticata

Nel consueto e arzigogolato percorso di riscoperta dei propri tesori, il vecchio Neil ha fatto in questo modo ritorno sui suoi passi fino al live del 22 gennaio 1971 presso lo Shakespeare Theater di Stratford, in Connecticut. Ai tempi, il musicista stava attraversando un momento di straordinario fermento dal punto di vista compositivo e artistico, con il successo da alta classifica con i soci Crosby, Stills e Nash di “Déjà Vu” e del singolo “Ohio” da poco archiviati e un disco solista, “After The Gold Rush”, che, fuori da qualche mese, stava iniziando a guadagnare consensi, rendendo di fatto Neil Young uno dei cantautori più promettenti della scena americana, sempre sospeso tra armonia country e livore elettrico.

Con queste premesse, una troupe televisiva tedesca si impegnò quindi a filmare l’evento per trasmettere in patria le vibrazioni che stavano arrivando da oltreoceano, per realizzare, forse inconsapevolmente, una delle primissime testimonianze in video di un concerto dell’allora giovane Neil. Passando al setaccio il materiale per il grande lavoro di compilazione del box set, il meticoloso Signor Young si è così imbattuto in un’esibizione abbandonata all’oblio per mezzo secolo, eppure talmente preziosa da volerne fare al più presto un’uscita della sua collana “Performance Series”.

Dopo il grande "ritorno a casa"

Registrato appena tre giorni dopo la famosa serata al Massey Hall di Toronto, quella che lo stesso autore ha definito “un ritorno a casa”, lo spettacolo immortalato in “Young Shakespeare” rivela un Neil Young solitario e confidenziale, desideroso di proporre non solo i brani del suo disco più recente, ma anche quelli ancora in via di composizione, assecondando uno spirito talmente prolifico che lo portava a registrare, ideare e scombinare una miriade di progetti impossibile da districarsi. L’album - e il relativo film in DVD presente nell’edizione extra comprendente anche LP e CD - è dunque il resoconto di uno show asciutto e disadorno, messo in scena senza il supporto di alcuna band, con le ombre lunghe a riempire i vuoti della chitarra acustica, del pianoforte e di una voce piena di fragilità.

Tutto in solitaria

L’atmosfera dello Shakespeare Theater si caratterizza per una resa appassionata di dodici brani presentati nella loro linearità, senza l’aggiunta di alcun orpello.

Neil resta per gran parte della performance ricurvo sul proprio strumento, seduto e avvolto da una cornice minimale come la musica che va proponendo, in perfetta sintonia con l'avvio della turbolenta relazione con l'attrice Carrie Snodgress e di una robusta tossicodipendenza da antidolorifici. Non perde però la voglia di interagire con il pubblico, scusandosi per quanto sia ancora poco pratico con il pianoforte, per aggiungere poi, che nemmeno uno dei presenti potrebbe comunque notare degli errori perché si tratta di canzoni nuove. E in effetti, nessuno poteva conoscere le sequenze degli accordi, diventate in cinquant’anni ormai dei classici senza tempo, di “Old man”, “Heart of gold”, “A man needs a maid” o di una “The needle and the damage done” introdotta con una breve ammissione circa la scoperta delle devastazioni causate dall'eroina dopo che si è trasferito "nel sud" dal suo nativo Canada. Ancora, in scaletta, altre novità con “Dance dance dance” e una delicata “Journey through the past” e pure i successi di “Ohio”, “Helpless” e di una commuovente “Cowgirl in the sand” ridotta all’osso.

La fotografia di un'epoca

“Young Shakespeare” è dunque un altro, ennesimo, documento di un’attività febbrile nel voler dare una forma compiuta e, in qualche modo, ragionata alla vastità del proprio repertorio. Fedele sempre e solo al proprio credo, il burbero Neil Young ha consegnato in quest’occasione un frammento del suo miglior passato remoto, tra grandissimi slanci emotivi e desiderio di introspezione, togliendo in ultimo cinquant'anni di polvere da uno show intimo e a tratti quasi spettrale, ma pieno di accorata intensità.

TRACKLIST

01. Tell Me Why - Live (02:36)
02. Old Man - Live (04:08)
04. Ohio - Live (03:02)
07. A Man Needs a Maid/Heart of Gold (Medley) - Live (06:55)
10. Helpless - Live (03:49)
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