«THE BITTER TRUTH - Evanescence» la recensione di Rockol

Dopo dieci anni torna il rock più duro degli Evanescence

Amy Lee e soci pubblicano “The bitter truth”, il loro primo album in un decennio. Nel corso degli anni il suono della band statunitense si è evoluto, ma il suo stile inconfondibile è rimasto intatto. E questo disco ne è la prova.

Recensione del 30 mar 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 7,5/10

La recensione

Sono passati quasi 20 anni da quando fece il suo ingresso nel mercato l’album di debutto degli Evanescence, “Fallen”. Il disco, uscito nel marzo del 2003 e contenente alcune delle hit più famose della formazione di Little Rock come “Going under”, “Bring me to life”, "Everybody's fool” e “My immortal”, portò immediatamente Amy Lee e soci al successo.

Forte di un sound potente e inconfondibile fin dal suo primo lavoro discografico, caratterizzato tanto da sonorità gothic rock e nu-metal quanto pop, la band statunitense nel corso degli anni è riuscita a mantenere i riflettori puntati su di sé con gli album “The open door” del 2006 e “Evanescence” del 2011, entrambi finiti in vetta alla classifica Billboard 200. Dopo il suo disco eponimo il gruppo capitanato dalla cantante Amy Lee, pur avendo dato alle stampe nel 2017 “Synthesis”, contenente canzoni del repertorio degli Evanescence riarrangiate e reincise in chiave orchestrale, non ha pubblicato alcun nuovo album di inediti, fino a ora. .

“L’amara verità” di Amy Lee e soci

Dieci anni dopo "Evanescence”, la band americana - che negli anni ha subito diversi cambi di formazione, con Amy Lee come unico membro originale - è tornata con una nuova prova sulla lunga distanza, intitolata “The bitter truth”. A distanza di quasi due decenni dal suo debutto discografico, il gruppo rimane fedele al suo stile personale e questo disco ne è la prova. Tra brani dalle sonorità cupe e dal retrogusto gotico, ballad malinconiche e canzoni con sfumature elettroniche ma decisamente rock che guardano all’heavy, il sound inconfondibile degli Evanescence è rimasto intatto. 

"Penso che ci sia una vera positività che può essere tratta da ‘quella verità’, ovvero che il tempo è prezioso e non siamo qui per sempre e l’unica cosa è ‘cogliere l’attimo’”, ha detto Amy Lee spiegando il significato del titolo di “The bitter truth” e raccontando qual è “l’amara verità” per gli Evanescence: “Sotto una prospettiva più ampia penso che affinché le cose migliorino dobbiamo prima accettare la verità di ciò che sta accadendo e di tutte le cose incasinate intorno a noi. Non si risolvono i problemi semplicemente ignorandoli, aspettando che passino. Dobbiamo affrontare la verità per raggiungere una condizione migliore”. 

Gli Evanescence nel 2021: tra brani introspettivi e canzoni più impegnate

Il nuovo album della formazione di Little Rock, prodotto da Nick Raskulinecz e in gran parte realizzato dai componenti del gruppo a distanza in piena pandemia da Coronavirus, propone per lo più canzoni dai testi introspettivi, in cui l’emotività graffiante tipica degli Evanescence emerge attraverso riflessioni sulla condizione esistenziale della cantante (che nella ballad “Far from heaven”, per esempio, si interroga sulla sua fede) e della band.

“Where do we go now / That I have seen the turn? / Where do we go now? / Find a way to go back / To go back home / To who we are”, canta con voce soffusa Amy Lee nella seconda parte di “Artifact / The turn”. I synth e la malinconia della prima traccia del disco vengono immediatamente travolti dall’aggressività dei riff di chitarra e dai lapidari colpi di batteria e drum machine dei pezzi successivi. Che gli Evanescence fossero rimasti fedeli al loro suono originale più duro e distintivo la band lo aveva già fatto capire con i singoli pubblicati come anticipazione di “The bitter truth”. La novità in questo album sta nel ritrovare Amy Lee impegnata a trattare di questioni sociali, più che nei lavori passati del gruppo. “Change me into something I believe in / Change me so I don't have to pretend”, canta con vigore la frontwoman in “The game is over” scagliandosi contro le apparenze che la società impone e che spesso prevalgono su ciò che una persona è realmente. .

Il singolo “Use my voice”, invece, ha preso forma due anni fa ed è stata completata all’inizio del lockdown è ispirato a una dichiarazione di Chanel Miller - sopravvissuta a un’aggressione sessuale avvenuta nel 2015 da parte di un suo compagno della Stanford University, Brock Turner. "If we can't talk about it, we'll just keep drowning in it / Give me credit or not, I give and I give a lot / But don't you speak for me”, canta nel ritornello del brano Amy Lee con la sua voce emozionante e dinamica allo stesso tempo, la vera forza del gruppo e protagonista dell’intero album. In questa esortazione rivolta in particolar modo alle donne, ma non solo, a far sentire la loro voce, la frontwoman degli Evanescence è sostenuta dalla collaborazione di diverse artiste come Sharon den Adel dei Within Temptation, la violinista Lindsey Stirling, Lzzy Hale degli Halestorme e Taylor Momsen dei Pretty Reckless, oltre che delle sorelle della cantante.

La canzone da ascoltare: “Broken pieces shine”

Nel complesso “The bitter truth” vede gli Evanescence rimanere nella loro zona di conforto, e non è un male.

Facendo leva sui propri punti di forza e lavorando secondo i propri tempi, la band è riuscita a incanalare tutta la propria energia e dinamicità nelle dodici tracce del disco, un lavoro in grado di soddisfare le aspettative dei fan di vecchia data del gruppo e di far conoscere Amy Lee e soci a nuovi ascoltatori. Nonostante non si spinga mai versi nuovi orizzonti, offrendo qualche novità giusto in brani come “Yeah right” dal groove più pop, la formazione statunitense si presenta al suo meglio e con questo album, suonato con sincerità e generosità, sembra quasi offrire un’anticipazione del tour che - pandemia permettendo - farà tappa anche in Italia il prossimo 9 settembre, in occasione del .concerto in programma al Forum di Assago (Milano). Uno dei migliori momenti di “The bitter truth”, infatti, è il brano “Broken pieces shine” che, con una sezione ritmica potente e riff di chitarra deflagranti, cattura l’ascoltatore, facendo accrescere in lui il desiderio di essere sotto a un palco a cantare a squarciagola. “I'm not fine / I don't know if I will be alright / But I have to try / I know you're with me, so what if we do fall apart? / Give into all that we are / And let all the broken pieces come alive”, recita il ritornello del brano, che Amy Lee ha descritto come “un inno per noi e i nostri fan”.

TRACKLIST

01. Artifact/The Turn (02:26)
03. The Game Is Over (04:22)
04. Yeah Right (03:29)
05. Feeding the Dark (04:14)
06. Wasted On You (04:24)
07. Better Without You (04:05)
08. Use My Voice (04:01)
09. Take Cover (03:14)
10. Far From Heaven (04:57)
11. Part of Me (03:59)
12. Blind Belief (04:11)
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