«ASSEMBLY - Joe Strummer» la recensione di Rockol

Joe Strummer, il cantante folk con la chitarra elettrica

L'avventura solista del cantante e chitarrista dei Clash riassunta in "Assembly". Una selezione di singoli e rarità tra attivismo e impegno sociale, in un meltin' pot di stili e culture per celebrare l'ultimo degli idealisti

Recensione del 26 mar 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 8,5/10

La recensione

"La gente può cambiare tutto quello che vuole e questo significa tutto nel mondo", disse una volta Joe Strummer. E di cose ne sono state cambiate anche grazie a quel suo modo, genuino e diretto, di sostenere i propri ideali, animato da un incrollabile spirito di romantica esuberanza. Arguto, tagliente e senza peli sulla lingua, lo strimpellatore Joe ha elettrificato la voce di una classe sociale in cerca di riferimenti, evidenziando le pulsioni di un’epoca che andava sfilacciandosi nelle contraddizioni e nel disagio che sentiva provenire dalla strada alla quale non era legato per nascita, ma a cui sentiva, nel profondo, di appartenere.

Verso Londra e oltre

Impegno, attivismo e cassa di risonanza di un periodo spietato economicamente e politicamente, che John Graham Mellor, per tutti Joe, ha chiamato in causa con i suoi Clash, andando ben oltre l’orizzonte del punk battagliero e militante di Brixton per abbracciare tra gioie e rivoluzioni, reggae, soul, rock, dub e ska. Un mix di culture e stili capace di intercettare quella visione insieme sovversiva e unitaria di un gruppo disposto a scuotere a dovere le coscienze nei manifesti di “London calling”, “White riot”, “Bankrobber” o “Stop the world”, tra le alzate di scudi, i fermenti rivoluzionari e le eterne prese di posizione.  

Eppure, una volta archiviata, non senza strascichi e polemiche, la corsa della “only band that matters” - qualcuno ha detto “Cut The Crap”, l’album rinnegato del 1985? - il cantante e chitarrista, pur se con una certa intermittenza, ha continuato a portare avanti la propria attività di osservatore irrequieto e cosmopolita dei paradossi che da Londra, e non solo, chiamava a raccolta, pronto ad affermare ancora una volta la sua poetica dividendosi in flop e successi tra cinema e musica con la stesura di diverse colonne sonore, un unico lavoro di studio a proprio esclusivo nome, “Earthquake Weather” del 1989, e altri tre, di cui l’ultimo “Streetcore” del 2003 pubblicato postumo, con la formazione dei Mescaleros.

Un’eredità ora riassunta in “Assembly”, disco celebrativo che riavvolge il nastro agli inizi di quell’esperienza da solista cominciata proprio con lo scioglimento dei Clash e proseguita, con regolare irregolarità, fino alla fine della sua avventura terrena, pochi giorni prima del Natale 2002, a causa di un infarto.

Canzoni meticce e animo battagliero

Tra singoli, colonne sonore e rarità d’archivio, le cartucce selezionate per “Assembly” comprendono gli instant classic della sua ultima incarnazione con i Mescaleros, quali “Coma girl” o una “Redemption song” interpretata con quella voce roca e distrutta che non riesce a mascherare la delicata intensità di un messaggio senza tempo di uguaglianza e fraternità. E poi, imbrigliate tra rock, folk e world music, le canzoni meticce di “Forbidden city”, “Yalla yalla”, “Johnny Appleseed” e una “Long shadow” scritta originariamente per Johnny Cash. Non mancano nemmeno, a mo’ di amarcord, le versioni dal vivo, mai pubblicate prima, di “Rudie can’t fail” e “I fought the law” registrate alla Brixton Academy di Londra il 24 novembre 2001, al pari di una finora inedita versione domestica di “Junco partner” che conclude la scaletta. Posta simbolicamente in coda, non chiude solo la raccolta, ma rappresenta anche una dichiarazione d’intenti musicale e programmatica, essendo, questo standard blues di New Orleans tutto droga e prostituzione, parte integrante del background artistico di Strummer, sia come parte di “Sandinista!” che della sua prima band, i 101ers.

Concentrandosi quasi esclusivamente sugli ultimissimi anni di attività di Joe, gli unici brani che delineano i suoi tardi anni Ottanta sono la latineggiante “Sleepwalk” e una più squadrata “Love kills”, direttamente dalle sequenze del film “Sid & Nancy”, dedicato alla controversa figura punk di Sid Vicious e al suo amore tossico per Nancy Spungen.

Nella collezione di “Assembly” quindi si gioca soprattutto a carte scoperte, tentando di concentrare in sedici tracce il meglio del Joe extra-Clash, con rarità, poche, più di cuore che di sostanza, ma che offre nel suo complesso un quadro avvincente e pure un po’ malinconico per tutti i supporter di vecchia data, nonché utilissimo per quelli che invece hanno adesso intenzione di scoprirne la produzione solista, ora che è stato consegnato al mito.

Il mondo chiamato a raccolta

Una menzione va in ultimo per i crediti di “Assembly”, che non solo vanta delle note di copertina redatte dal fan d’eccezione Jakob Dylan, ma anche dell’intesa con la Dark Horse Records, etichetta fondata da George Harrison e ora guidata dal figlio Dhani. Chiudendo così davvero un cerchio iniziato quando il giovane Joe Strummer cercava con la musica una via di fuga da un ambiente che gli andava ogni giorno sempre più stretto, per perdersi dai dischi dei Beatles al meltin’ pot del mondo.

TRACKLIST

01. Coma Girl (03:48)
02. Johnny Appleseed (04:05)
03. I Fought The Law - Live (02:39)
04. Tony Adams (06:33)
05. Sleepwalk (04:08)
06. Love Kills (04:00)
07. Get Down Moses (05:07)
08. X-ray Style (04:34)
09. Mondo Bongo (06:13)
10. Rudie Can't Fail - Live (03:09)
11. At The Border, Guy (07:02)
12. Long Shadow (03:34)
13. Forbidden City (04:46)
14. Yalla Yalla (06:56)
15. Redemption Song (03:28)
16. Junco Partner - Acoustic (03:14)
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