«WEDNESDAYS - Ryan Adams» la recensione di Rockol

"Wednesdays", Ryan Adams prova a ripartire (ma la musica è cambiata)

Il cantautore pubblica primo album dopo le accuse di molestie, i fan lo difendono: un album difficile da ascoltare senza pensare alla sua storia recente

Recensione del 17 dic 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 5/10

La recensione

Un bel disco o un'operazione per far ripartire la carriera, ma difficile da valutare vista la storia recente del cantautore? Il dibattito è aperto.
Ryan Adams pubblica il suo primo album in tre anni e mezzo ("Prisoner" era del febbraio 2017), ma soprattutto il primo dopo l'inchiesta del NYTimes del 2019 che raccontava le sue storie di molestie e abusi nei confronti delle sue ex compagne, e che lo aveva costrretto a rimandare ben tre album previsti per quell'anno e a ritirarsi (temporaneamente) dalle attività pubbliche.

La storia del disco

“Wednsdays” sarebbe dovuto uscire nel 2019 dopo “Big colors”, che aveva già data e singolo. Presentato come un album più acustico e riflessivo (tanto che nella copertina origina citava “Nebraska” di Springsteen) esce adesso con un’immagine diversa, ancora più crepuscolare e una tracklist diversa.  Esce a sorpresa, nello stesso giorno di “Evermore” di Talylor Swift e di un album postumo di Chris Cornell. Per tutti questi motivi - le storie recenti, la contemporanea uscita di album di pesi massimi del genere - non se ne sta parlando moltissimo. Ma oggi il contesto in cui si muove Adams è radicalmente cambiato: basta pensare alla credibilità che ha ora Taylor Swift, grazie alle sue battaglie in pubblico e a due album molto classici con ospiti di grande livello (Bon Iver, National, Haim, la produzione di Aaron Dessner). Adams, che 5 anni fa aveva inciso un album di cover in chiave rock della Swift che era stato letto come legittimazione di una cantante pop, sta invece cercando di far ripartire una carriera che solo qualche mese sembrava irrimediabilmente compromessa dalle sue vicende personali. 

L'album

"Wednesdays" è molto minimale e riflessivo, prevalentemente basato su chitarra acustica e un tocco di archi qua e là: ricorda alcuni momento belli della carriera passata di Adams, come "Love is hell" e "Ashes and fire". È stato accolto molto bene dai fan.
Ci sono alcune notevoli differenze però rispetto alla versione progettata nel 2019, soprattutto l'apertura con “I’m sorry and I love you”, canzone originariamente prevista per “Big colors”.

Uscire con un disco più rock e solare oggi era impossibile, dopo le vicende recenti era necessario uscire con una musica dal tono più riflessivo; la scelta di quella canzone come apertura del disco del ritorno suona come una dichiarazione: ricomincio poco per volta, chiedendo scusa. Ma anche se ci sono più di un'allusione (in “Poison and pain” canta: “My demons/Alcohol and freedom/A King without a Queen/A King without a kingdom”.), anche se Adams ha detto di avere scritto molto riflettendo su quanto ha fatto e gli è successo, le canzoni sono state scritte tempo fa.

La difesa dei fan

Che le scuse di Adams siano sincere è un'altra storia: ne ho parlato qua, in un pezzo in cui ho espresso i miei personalissimi dubbi sull'operazione (perché pubblicare un disco inciso anni fa, in un contesto radicalmente cambiato?). Ho dubbi sul fatto che Adams sia credibile, oggi: scrive delle belle canzoni d'amore, e anche qua ce ne sono di belle. Ma come può risultare credibile uno che canta "I'm sorry and I love you" quando sappiamo come erano i suoi comportamenti con le donne con cui aveva a che fare? Certo la musica è racconto, è finzione, e leggere le canzoni come racconti in prima persona è rischioso: ma il contesto e la sensibilità sono cambiate e non si possono ignorare del tutto - almeno secondo me.

Nel postare quell'articolo sui social di Rockol è nato un piccolo dibattito, con alcune osservazioni interessanti (anche se spesso espresse con un tono "da social", ma questa è un'altra storia). Provo a entrare su alcune questioni sollevate dai lettori.

La prima è chi parla (in un commento poi cancellato) di "boicottaggio". No: non ho proposto di "cancellare" nessuno - diversamente non avrei neanche parlato. Ho solo espresso la mia opinione e il mio disagio: ascolto Ryan Adams da sempre, in pochi in Italia credo ne abbiano scritto con la mia continuità; non ho nessuna intenzione di cancellare la sua musica: ha fatto dei grandissimi album, usciti appunto in un contesto diverso. Ma - parlo per me - la mia sensibilità nei suoi confronti è cambiata.
Più in generale, bisogna notare che quello della musica è un sistema diverso dal cinema o dalla TV: ognuno si può pubblicare e distribuire i suoi album da solo, come ha fatto Adams.

Non ci sono piattaforme che rinunciano a distribuire film, editori che non pubblicano libri o produzioni che licenziano attori. .
Ripeto: nessuno chiede di boicottare niente: sta al singolo valutare con le proprie sensibilità. Piuttosto, a giudicare da alcuni commenti, mi sembra che in termini di sensibilità nei confronti di storie di abusi e molestie siamo parecchio indietro, se c'è chi le rubrica come "gossip" o dice che sono "minchiate".

L'obiezione più interessante è quella di chi dice che bisogna separare l'opera dall'autore. È un tema gigantesco, e non è la prima volta che se ne parla nalla musica. Più in generale è un tema dibattuto da decenni nella teoria della critica letteraria e nella semiologia, e non è certo risolvibile in maniera così netta con un "se non lo sai fare dovresti cambiare mestiere" (ah, i soliti toni pacati dei social....). 
Già decenni fa Umberto Eco metteva in guardia dall'abuso del "biografismo" nell'interpretazione delle opere letterarie.

Ma altri semiologi/teorici della letteratura (soprattutto quelli di impostazione strutturalista, come Genette) sostenevano che è impossibile separare il testo dal contesto, per una corretta interpretazione. Questo secondo me è vero più che mai oggi. E lo è a maggior ragione nella musica dove - a differenza di altri campi - si tende a percepire una maggiore coincidenza tra cantanti e canzoni (queste ultime vengono quasi sempre lette come racconti in prima persona). Nella musica è fondamentale la credibilità, il sapere sostenere quello canti sopra il palco e fuori.  I cantanti ci piacciono anche per quello che rappresentano, per il loro racconto, che va ben oltre le canzoni stesse. A maggior ragione oggi e a maggior ragione in questa fase storica in cui prendere posizione su certi temi è inevitabile, se non doveroso.  .
Ma a me fanno tenerezza i sostenitori di Trump che ascoltano Bruce Springsteen senza leggere i suoi testi e poi lo accusano di essere troppo politicizzato, o quelli di un certo partito che due anni fa si erano incazzati con i Pearl Jam perché nel concerto di Roma avevano sostenuto i porti aperti. Come fai a scindere del tutto le canzoni e gli artisti da ciò che le circondano e dalle loro dalle azioni? Poi, se qualcuno riesce a separare: buon per lui.  
Il senso del mio ragionamento su questo disco di Ryan Adams è solo questo.

Un contesto diverso e molti dubbi

“Wednesdays” è musicalmente un buon disco, a patto abbunto di ascoltarlo in maniera “assoluta” - senza legami, ammesso che sia possibile, ma il contesto rispetto a dischi come "Love is hell" è radicalmente diverso. Dal punto di vista delle opportunità è un altro discorso: va bene tornare, legittimi provare a riprendere la carriera. Ma perché pubblicare un album pensato e scritto prima di una serie di accuse così circostanziate e pesanti, con canzoni che di fatto raccontano temi legati a ciò di cui è accusato (le relazioni, le dipendenze)?
Secondo me, che Adams oggi non è più un interprete credibile di quel genere. Poi ognuno è libero di pensarla come crede. La strada per recuperare quella credibilità è ancora lunga, questo è un  passo e in avanti e due indietro. Se qualche anno fa mi avessero detto che Taylor Swift sarebbe stata una interprete del folk-rock americano migliore e più attuale di Ryan Adams, non ci avrei neanche lontanamente creduto. Invece mi sembra esattamente quello che è successo. 

TRACKLIST

04. Walk in the Dark (04:11)
05. Poison & Pain (03:09)
06. Wednesdays (05:25)
07. Birmingham (03:11)
08. So, Anyways (03:46)
09. Mamma (04:23)
10. Lost in Time (03:54)
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