«HAVE YOU LOST YOUR MIND YET? - Fantastic Negrito» la recensione di Rockol

Fantastic Negrito, tutte le teste perse di "Have You Lost Your Mind Yet?"

Nel suo nuovo album poliedrico musicista statunitense si interroga dell'assuefazione a una quotidianità ogni giorno più allarmante. Tra vecchie e nuove contaminazioni, impegno pubblico e critica sociale c'è ancora spazio per cercare frammenti di bellezza

Recensione del 17 ago 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

Con tutte le storture di questi tempi c’è da perderci davvero la testa. A farsi delle domande su un flusso di informazioni alquanto complicato da decifrare è Fantastic Negrito, artista attento alle dinamiche sociali che ha dimostrato di avere non solo l’occhio lungo per i paradossi di una quotidianità ogni giorno più allarmante, ma anche cuore e cervello per raccontarli.

Arrivato al terzo album, l’infaticabile Xavier Amin Dphrepaulezz, altrimenti noto come Fantastic Negrito, ha raccolto nel suo nuovo lavoro, “Have You Lost Your Mind Yet?”, le istanze di un’America divisa tra vecchi e nuovi contrasti, schiacciata tra le emergenze di una pandemia che sembra dilagare senza limiti e la cronaca di una popolazione che continua a fatica nel cercare un suo equilibrio. Reduce da una carriera fulminante, con i due dischi precedenti - “The Last Days Of Oakland” e “Please Don’t Be Dead”, rispettivamente del 2016 e 2018 - entrambi premiati con un Grammy Award per il miglior album blues contemporaneo, l’estroso musicista si è fatto carico di tematiche più che scottanti, mettendo l’accento su una assuefazione ormai diffusa alle notizie che ci arrivano dai media.

Non solo la solitudine dei giorni di lockdown e il pericolo sottovalutato del Covid-19, ma anche il dissenso verso l’amministrazione Trump, che per Fantastic Negrito rappresenta una vera e propria minaccia per la società statunitense, convergono nelle musiche e nelle liriche di un album in cui si incrociano desiderio di rivalsa, lotta di classe e impegno pubblico. Ancora, nonostante la scrittura del disco fosse già avviata, c'è l'attivismo del movimento “Black Lives Matter”, nato dalle proteste in seguito all’uccisione, ormai tristemente celebre, di George Floyd da parte di un agente della polizia di Minneapolis, nell’esigenza di delineare le circostanze di una realtà talmente frammentata da apparire quasi insanabile.

Il poliedrico Xavier cerca così nel groove di funky, gospel, rock e blues quella vibrazione positiva indispensabile per andare avanti, quella stessa energia racchiusa nei video messaggi arrivati dai fan e che ha deciso di riunire nel clip della trascinante “Chocolate samurai”, senza mai smettere di chiedersi, d’altra parte, cosa siamo diventati dopo millenni di evoluzione. Nella più riflessiva “How Long?” si interroga quindi su un futuro pieno di incertezze, fotografando un’umanità sconsolata che la sua vita prodigiosa e folle gli ha permesso di conoscere in prima persona, da imbroglione, ladro e molto altro ancora: “Full of shit, full of hope / Holding on / We can repeat the same old lies” riesce a rispondersi, mentre delinea un ansiogeno contesto dominato da una tecnologia del tutto spersonalizzante.

In “Have You Lost Your Mind Yet?”, Fantastic Negrito sceglie perciò di tracciare un ritratto crudo e spietato della realtà che lo circonda secondo un’ottica di necessaria autodeterminazione, al solito senza tentare minimizzare i segnali di una critica politica e sociale che spaziano dalle questioni di genere, alla diffusione della droga nei quartieri periferici fino alla proliferazione incontrollata delle armi. I trenta secondi di “Justice in America”, sono per questo emblematici della propria visione di un grande sogno americano ormai distorto da un sistema brutale e selvaggio incapace di dare voce ai più deboli: mentre cantilena “money, money, money”, la voce rassegnata di una donna spiega che “In America c'è giustizia finché si hanno i soldi”.

Attraversato da un'anima psichedelica in bilico tra contemporaneità e radici mai dome delle comunità afro, l’album offre una singolare combinazione tra epoche e generi, trasmettendo insieme urgenza e consapevolezza. Qui Fantastic Negrito mette da parte quella sua inquieta irruenza per farsi più riflessivo e profondo, per affrontare le vicende all’ordine del giorno di un ambiente che - come lui stesso ha sottolineato nel corso della nostra intervista - sembra incapace di dialogo e fratellanza. Trae ispirazione da Prince quanto da James Brown e Jimi Hendrix, come pure Curtis Mayfield, Parliament/Funkadelic e Sly Stone nel tracciare la sua cronaca di ordinaria amarezza.

Eppure, senza perdersi mai troppo d’animo, Fantastic Negrito continua a ricercare la bellezza, tra i falsetti ammiccanti di “Your sex is overrated” e nella felpata armonia di “These are my friends” quanto nell’ accorata preghiera di “I’m so happy I cry” che vede la partecipazione vocale di Tarriona "Tank" Ball dei Tank And The Bangas. Sospeso tra blaxpoitation e mille contaminazioni, dall’organo Hammond di “King frustration” all’hip hop di “Searching for captain save a hoe” e il bisogno di intrigante leggerezza di "Platypus dipster”, si ritrova tutto l’intenso inno alla vita di un uomo e di un artista strenuamente impegnato nel raccontare l'esistenza travigliata nelle città americane, così come in tutte quelle del mondo.

TRACKLIST

01. Chocolate Samurai (04:55)
02. I'm so Happy I Cry (03:24)
03. How Long? (04:16)
04. Shigamabu Blues (00:55)
08. All up in My Space (04:32)
09. Justice in America (00:29)
10. King Frustration (04:19)
11. Platypus Dipster (03:07)
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