«MURDER BALLADS (2011 REMASTERED VERSION) - Nick Cave» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Murder Ballads" di Nick Cave And The Bad Seeds

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 17 ago 2020

Voto 10/10

La recensione

Presto o tardi, Nick Cave doveva pubblicare un disco del genere. Per chi da sempre collocava al centro della propria arte i più oscuri recessi dell’animo, un lavoro imperniato sulle ballate che raccontano storie di morte e assassinio (così profondamente radicate nel folklore, non solo anglosassone) era un gesto che tutti attendevano. Il che non significa che ne sia venuta fuori un’opera schiava di mestiere e routine, tutt’altro: ormai considerato anch’egli classico, Nick osserva e racconta la violenza insita nell’uomo alternando vibranti tradizionali rivisitati e splendide canzoni autografe “in tema”.

Sottolinea la riuscita dell’operazione l’evidenza che queste ultime non solo non sfigurino accanto a interpretazioni iconoclaste (benché poco più meditate rispetto al passato, com’è tipico del Cave “maturo”), ma che addirittura vi si integrino con naturalezza.

Lo stesso dicasi per l’imprevisto successo di vendite – paradosso assai beffardo del tutto in linea con un personaggio controverso – nell’ordine del milione di copie. Un po’ Quentin Tarantino (il quarto d’ora di devastante mattanza "O’Malley’s Bar") e un po’ Cormac McCarthy (le folate di tempesta e squilibrio che soffiano su "Lovely Creature" e "The Curse Of Millhaven"), l’Australiano mescola umorismo nero e ironia tagliente nelle tenebre disturbanti di "Song Of Joy" e in una "Stagger Lee" sinuosa come un serpente a sonagli; sfodera assi duettando con PJ Harvey sull’esempio di Leonard Cohen e Jennifer Warnes ("Henry Lee") e, prendendo a modello la coppia Lee Hazlewood/Nancy Sinatra, sorprende e incanta assieme a Kylie Minogue nel melò da favola "Where The Wild Roses Grow". Non ancora placato, eleva un Bob Dylan marginale all’immortalità ("Death Is Not The End"), tratteggia il disperato blues al rallentatore "The Kindness Of Strangers" e ripensa gli ultimi Doors in chiave jazz-lounge ("Crow Jane").

Assai probabile che, sconfitti certi demoni della vita vera, in questi solchi stia recitando. Anche fosse, gli applausi scrosciano a scena aperta.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Song of Joy - 2011 Remastered Version (06:46)
02. Stagger Lee - 2011 Remastered Version (05:15)
03. Henry Lee (feat. PJ Harvey) - 2011 Remastered Version (03:58)
04. Lovely Creature - 2011 Remastered Version (04:13)
05. Where the Wild Roses Grow - 2011 - Remaster (03:57)
06. The Curse of Millhaven - 2011 Remastered Version (06:55)
07. The Kindness of Strangers - 2011 Remastered Version (04:39)
08. Crow Jane - 2011 Remastered Version (04:14)
09. O'Malley's Bar - 2011 Remastered Version (14:28)
10. Death Is Not the End - 2011 Remastered Version (04:26)
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