«NOTHING'S SHOCKING - Jane's Addiction» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "Nothing's Shocking" dei Jane's Addiction

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 29 ago 2020

Voto 10/10

La recensione

Nella seconda metà degli anni ’80, ben prima che band come Korn, Tool o Sepultura dimostrassero l’esistenza di altri “oltre”, i Jane’s Addiction parevano aver raggiunto l’ultima frontiera dell’hard rock; a quei tempi non era infatti concepibile qualcosa di più rivoluzionario di una fusione di metal, punk e psichedelia, con accenni prog e tribalistici, resa ancor più personale dalle performance acide e abrasive di un cantante-sciamano di raro carisma.

Eppure, a dispetto della tanta acqua passata sotto i ponti, il crossover dei Jane’s Addiction – e in particolare di questo loro secondo album – è ancora oggi un esempio unico e per molti aspetti insuperato di creatività libera e selvaggia, capace di accendersi di furia iconoclasta – vengono in mente "Mountain Song" o "Had A Dad" – così come di distendersi in ballate elettroacustiche all’insegna di un’espressività torbida e visionaria ("Jane Says" è scolpita nella memoria di chiunque l’abbia ascoltata). E di aggredire sul piano fisico così come di spalancare insospettabili porte delle percezione.

In molti hanno tentato di carpire il segreto dei Jane’s Addiction, ma nessuno è mai riuscito a riprodurne la magica alchimia; d’altronde, personalità straripanti come quelle del cantante Perry Farrell – figura-chiave della scena alternative americana dei ’90 in quanto ideatore del festival itinerante “Lollapalooza” – e del chitarrista Dave Navarro non sono certo comuni, né è possibile crearle in vitro. In antitesi con quanto asserito dal titolo, NOTHING’S SHOCKING è un concentrato esplosivo di conturbante imprevedibilità, dove tutto (compresa la splendida copertina, all’epoca censurata) ha il sapore della catarsi e dell’eccesso costruttivo: sia sotto il profilo formale, anche per merito della produzione volutamente “grezza” di Dave Jerden, sia dal punto di vista della sostanza. Peccato solo che il quartetto di Los Angeles, messo in ginocchio da eccessi questa volta distruttivi, non sia stato in grado – al di là delle poco significative reunion – di sopravvivere al suo mito.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Up the Beach (03:01)
02. Ocean Size (04:19)
03. Had a Dad (03:45)
06. Summertime Rolls (06:16)
07. Mountain Song (04:02)
08. Idiots Rule (03:01)
09. Jane Says (04:47)
10. Thank You Boys (01:04)
11. Pigs in Zen (04:30)
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