«GROOVIN' - Bill Wyman» la recensione di Rockol

Bill Wyman - GROOVIN' - la recensione

Recensione del 15 mag 2000

La recensione

"Sento una grande nostalgia per le canzoni degli anni ’20 e ’30. Come quando si ricorda un odore che si era abituati a sentire da bambini, o si vede un prato in cui si camminava tanti anni fa...". Bill Wyman ha 64 anni, ed è stato per 30 anni membro di uno dei più esclusivi rock club del mondo. Ne è uscito (miliardario), e dopo essersi dedicato a fotografia, archeologia e ristorazione ha deciso di concedersi altri piccoli piaceri musicali, tuffandosi nel suo passato blues, rock e jazzy che nelle ultime prove di Jagger e Richards sopravvivono solo come ombre vaghe e bastardizzate, vaghi sapori antichi frullati con le magnifiche sorti progressive dei Dust Brothers di turno, nello straziante tentativo di conciliare il loro rock con le novità del grande ipermercato pop. E mentre Charlie Watts mette da parte l’adorato jazz per rispondere come un soldatino quando i due "Glimmer Twins" lo chiamano a fare il suo dovere, Wyman non ha più nessuna voglia di gettare fragili "ponti verso Babilonia". Sicché, quando tre anni fa ha dichiarato la sua intenzione di incidere una trilogia con i Rhythm Kings, accolita di vecchie glorie che ricalca un suo precedente progetto, Willie and the Poor Boys, tutti hanno pensato al capriccio di un ricco signore che si gingilla coi ricordi. E in verità il primo disco, "Struttin’ our stuff", lasciava perlopiù indifferenti. Ma a quanto pare, i re del ritmo hanno trovato l’affiatamento per strada. Il fatidico terzo disco, che dovrebbe concludere il divertissement, si rivela un album piacevole, e persino un piccolo atto di rivolta contro lo stato delle cose della musica attuale, cui spesso manca proprio il divertimento. La cosa interessante è che Wyman e sgherri (Gary Brooker, Georgie Fame, Mick Taylor, Albert Lee, e la giovane cantante Beverly Skeete), quasi senza farsi accorgere, alternano proprie composizioni a classici blues, honkytonk, swing e quant’altro (a partire da "Groovin’" dei Young Rascals, passando per "I put a spell on you", fino ad arrivare a "Oh! Baby", che anche gli Stones fecero propria... 35 anni fa!). Ed è difficile notare che "Streamline woman" o "Rough cut diamond", firmate da Wyman, appartengono a questo secolo e non alla metà di quello passato. Nuove canzoni con un linguaggio espressivo di 40 anni fa: un po’ come scrivere delle e-mail in latino.
Naturalmente, è difficile consigliare questo album al di fuori di una "nicchia" precisa. Per chi ha meno di 30 anni e una certa affinità con la musica dei padri o addirittura dei nonni, forse è meglio documentarsi con i polverosi vinili d’epoca che languono da tempo inoperosi in casa. Allo stesso modo, i soliti "puristi" arricceranno il naso di fronte ad alcuni brani che a volte indulgono in un feeling più da night club che da blueshall Ma dopo un po’ il piede destro si mette inavvertitamente a tenere il tempo - e vaglielo a spiegare, al piede destro, che la testa nutre qualche riserva. Perciò concediamo a Wyman di essere riuscito a trasmettere un po’ della sua nostalgia, e per fortuna non solo: anche del suo entusiasmo. Un quarto volume ci sta tutto.

TRACKLIST

01. Tell you a secret
02. Groovin’
03. Rough cou diamond
04. Mood swing
05. Hole in the wall
06. Can’t get my rest at night
07. I put a spell on you
08. Tomorrow night
09. I want to be evil
10. Rhythm king
11. Daydream
12. Oh! Baby
13. Streamline woman
14. Yesterdays
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