«VITA VERA MIXTAPE - Tedua» la recensione di Rockol

“Vita vera” è la porta d’ingresso alla Divina Commedia di Tedua

Il nuovo mixtape del rapper, cresciuto fra Genova e Milano, si divide in due parti: nel suo complesso alza l’asticella del genere, puntando su una precisa ricerca del linguaggio e del suono. È l’inizio di un nuovo percorso.

Recensione del 12 giu 2020 a cura di Claudio Cabona

La recensione

Ha vestito i panni di Ryan giocando sul parallelismo fra la sua vita e quella di uno dei protagonisti della serie tv O.C., disegnando un mondo da cui è nata la trilogia “Orange county”, ancora oggi un gioiello dell’onda trap italiana del 2016. Poi è diventato “cucciolo d’uomo”, Mowgli, un album omonimo uscito nel 2018 in cui il racconto della giungla d’asfalto si è fuso con ricordi e frammenti di vita capaci di partorire un altro immaginario, diverso e in alcuni frangenti più crudo rispetto a quello degli inizi. Tedua, come un pittore, delinea universi in cui la potenza delle immagini evocate dal rap si rivela la vera chiave d’ingresso per capire la sua musica: “Vita vera mixtape” rimanda, già dalla copertina, alla Divina Commedia di Dante Alighieri, riprendendone l’idea di viaggio poetico e mistico. “Mi ritrovai per una selva oscura” dice Tedua all’inizio di “Mare Mosso”, brano con echi anni ’80 alla The Weeknd, cantato insieme a Bresh, la cui voce si fonde con quella dell’amico, come fossero due onde marine.

Perso nella foresta, in attesa di trovare il giusto sentiero: è proprio quella l’immagine sulla copertina, impreziosita da altre due animazioni, mostrate sui social, in cui l’artista, vestito di rosso e sempre con i suoi fogli in mano, come un nuovo Dante, si ritrova su una spiaggia al cospetto di una belva e poi davanti al Ponte Morandi di Genova spezzato in due, una tragedia consumata nel 2018. È il suo inferno privato, è la sua “vita vera”, messa in musica e riavvolta da un mini documentario di cinque minuti firmato da Federico Merlo e presentato per promuovere il mixtape. “Amori non si decidono, dolori non si reprimono”, dice in “Colori” dove una voce femminile angelica, insieme a quella di Rkomi, fuoriesce da uno dei brani più riusciti del progetto. Il Virgilio del rapper genovese, la guida, è il suo stesso linguaggio, unico nel modo di rappare e anche di cantare, che in questo album si inspessisce ancora, volteggia, sfreccia sull’asfalto rovente e poi punta al cielo, passando da immagini oscure a metafore romantiche e poetiche, proprio come se ci fosse un ping-pong fra inferi e paradiso. “DanTedua all'inferno più cerchi dell'hula-hoop”, rappa con il ghigno in “Party HH” insieme a Lazza.

Tedua scappa dai mostri e dalle tenebre divoratrici di sogni in “Lo sai” e arriva all’amore anti-materialista di “Pour Toujours” dove quasi sussurra “non mettere gli averi davanti alla nostra storia”, passando per le vecchie istantanee di “Bro II” e per la combinazione pugilistica da ko in “Vita Vera” in cui se la prende con quella parte della scena rap mossa solo da interessi e non da passione. Questo mixtape ha il dichiarato obiettivo di alzare l’asticella del genere, spesso troppo ancorato a tematiche e suoni standardizzati. E ci riesce. Le produzioni sono un altro punto di forza: Chris Nolan, da sempre al fianco di Tedua, Sick Luke, Ava, Garelli e Shune, danno il giusto ritmo all’immaginario. Su tutte spicca “Polvere” dove i suoni di una giungla urbana alla fine danzano con un sax.

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La prima parte è composta da dodici canzoni in cui tutte le collaborazioni hanno un preciso significato: Capo Plaza, Rkomi, Ghali, Dargen D'amico, Bresh, Ernia, Lazza e la crew tutta ligure Wild Bandana, cioè Izi, Guesan, Ill Rave e Vaz Tè. Insieme danno vita a “Manhattan” dove i “figli di un dio minore”, così dice Guesan, lottano ancora per la libertà e contro il controllo sociale, messo sotto accusa nelle barre e nel ritornello di Izi: “via i microchip nelle braccia”. Ascoltando la parte “siamo noi Drilliguria, baby, rappo e torni nella bratta” è impossibile non immaginarli tutti insieme per i vicoli del centro storico genovese o per le strade del ponente ligure, da cui la banda ha mosso i primi passi. Tedua chiude il primo blocco con “Lo-fi Wuhan”, brano figlio della quarantena, e apre le porte al domani, al prossimo disco: “Vita Vera, aspettando la Divina Commedia”. Il viaggio per “uscir a riveder le stelle” è appena iniziato.

Lo dimostra il fatto che, una sola settimana dopo, alle dodici canzoni rilasciate se ne sono aggiunte altre dieci, completando il progetto. La copertina è sempre dantesca, ma più realistica, con un colore rosso avvolgente, sopra si può leggere “aspettando La Divina Commedia”. Il capolavoro del poeta toscano sarà il titolo del terzo album del rapper genovese, in uscita prossimamente. Questa seconda parte (i produttori sono gli stessi) è meno varia rispetto alla prima dal punto di vista sonoro, ma non perde intensità emotiva e in alcuni frangenti mostra una scrittura più viscerale. La nuova ondata di tracce si apre con “La Story Infinita”, brano realizzato insieme a Massimo Pericolo con il campionamento della mitica colonna sonora del film anni ottanta, “The NeverEnding Story. È una delle perle del mixtape, in cui i due “figli di schiaffoni” si mettono a nudo. Pericolo ha più volte sottolineato, in diverse interviste, quanto Tedua lo abbia spinto all’inizio del suo percorso, postando e ripostando la canzone “Sabbie d’oro”. Questo è un feat che aspettavano in tanti e che non delude, un gioiello.

In “Rari”, insieme ai giovani Shiva e Paky, si rivede il Tedua dal flow schizofrenicamente affascinante: “La mia penna sa di asfalto”, rappa e canta. “Rap city” invece trasporta l’ascoltatore in una sorta di città oscura e corrotta, sembra di immaginare Gotham City. Tedua, insieme a Gemitaiz e Madman, vola fra i palazzi e fra le pieghe del sistema. “Clone” e “Amico” sono due sedute di psicanalisi, che partono dall’orgoglio del “no fake” e dall’amicizia, finendo per scavare dentro il proprio animo, riordinando ricordi e vecchie storie. In mezzo scorre “Pass” con Tony Effe, brano non incisivo come gli altri, al contrario di “Sailor Moon” che rievoca il primo amore, in un flusso di coscienza sentimentale non comune in un genere da “maschi alfa” come il rap. “Figghiò” con Disme e Nebbia è un tributo alla Sicilia, fra le nuvole della vita di strada e il sole delle persone che non si piegano, mentre “Lo-Fi Tu”, la traccia con cui si chiude il progetto, è a tutti gli effetti un freestyle in cui Tedua mette il dito sulla sua ferita più profonda: l’essere stato rimbalzato fra Lombardia e Liguria, per problemi familiari, in un continuo rimescolarsi che l’ha forgiato, ma anche fatto soffrire quando era giovanissimo. È una canzone in “preda ai fumi” in cui, ancora una volta, il rapper si guarda negli occhi.

Il grande pregio di questo doppio mixtape è proprio quello di mostrare quanto il rap/la trap di nuova generazione possa essere lo strumento giusto per raccontare e raccontarsi, senza dover finire per forza a parlare di argomenti che ormai mettono la nausea. Tedua ha dato una lezione a tutti i giovani protagonisti della scena, ma per farlo, come insegna il codice del fare arte, ha pagato un prezzo: è partito mettendo sotto accusa se stesso.

TRACKLIST

#1
01. Lo sai (03:21)
02. Vita Vera (02:45)
03. Polvere (feat. Capo Plaza) (04:12)
04. Colori - feat. Rkomi (03:53)
05. Mare Mosso - feat. Bresh (03:53)
06. Pour Toujours (feat. Ghali e Dargen D'Amico) (04:00)
07. Party HH - feat. Lazza (03:31)
08. Manhattan - feat. Wildbandana (03:10)
09. Purple (03:10)
10. Bro II - feat. Ernia (02:16)
11. Motivo (01:53)
12. Lo-fi Wuhan (02:56)

#2
01. La Story Infinita feat. Massimo Pericolo (02:50)
02. Rari feat. Shiva e Paky (02:13)
03. Rap City feat. Gemitaiz e Madman (02:32)
04. Clone (02:29)
05. Pass feat. Tony Effe (02:38)
06. Amico (02:38)
07. Sailor Moon (03:55)
08. Figghiò feat. Disme, Nebbia (03:40)
09. 2 Pezzi (02:24)
10. Lo-Fi Tu (02:27)
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