«COVER TWO - Joan As Police Woman» la recensione di Rockol

Gli amori imprevedibili di Joan As Police Woman

Un nuovo album di cover per la polistumentista di Brooklyn, al solito capace di combinare con estro blues, soul ed erotismo. Più reinvenzioni che trasposizioni, mantenendo sempre la sua caratteristica sensualità

Recensione del 05 mag 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

Che voglia promettere qualcosa che non ha affatto intenzione di mantenere oppure respingere qualsiasi responsabilità, Joan As Police Woman con quelle dita incrociate sta mentendo spudoratamente. Nel suo “Cover Two”, secondo volume di brani altrui che l’eclettica artista di Brooklyn ha scelto di rivisitare, non mostra certo il fondoschiena, ma un estro capace ogni volta di svelare la sua caratteristica imprevedibilità.

Succede con le tracce che Joan Wasser ha voluto ricostruire secondo la propria sensibilità, caricando arrangiamenti, versi e accordi di una nuova linfa vitale, sospesa tra le mille sfumature dei sentimenti. Basti ascoltare ciò che ha fatto del classico di Prince “Kiss”, in apertura di questa selezione - peraltro già presente nella raccolta “Joanthology” pubblicata lo scorso anno. Dalle prime note, scure, di basso sembra di essere depistati su una nuova “Tonight's the night”, ma quando la voce ci introduce in una trasposizione gocciolante di sensualità, si fanno presto largo le mille coloriture di un sound carico di blues, soul ed erotismo. In scaletta, con la stessa atipica attitudine, troviamo brani diversi per genere ed epoca, eppure ricondotti a uno stile organico capace di dare peso a una seduzione che non conosce distinzioni tra hip hop e alternative rock, come tra new wave e pop. La polistrumentista americana sembra aver scovato il nucleo palpitante di queste tracce, stravolgendole per farle sue. 

Mantenendo la sua firma sempre in primo piano, Joan la poliziotta si impossessa con suadente minimalismo di artisti diversissimi tra loro come Neil Young, Blur, Talk Talk, Outkast, Cass McCombs, The Stokes e pure Gil Scott-Heron mettendone a soqquadro le melodie alla ricerca della loro essenza emotiva.

Più reinvenzioni che reinterpretazioni, le canzoni sono trasformate dalla voce vellutata della Wasser, in grado di passare da un R&B guidato dai tocchi delicati del pianoforte per la sua resa di “Under control” dal canzoniere di Casablancas e soci, fino alla tenera ballata di “Out of time” che permette alla romantica dolcezza che fu di Damon Albarn di farsi un’altra volta largo per “aprire la mente e osservare il mondo girare dolcemente fuori tempo”.

C’è un senso di morbido tepore in questi suoni ovattati che raccontano, attraverso canzoni già scritte, cosa significa essere vivi. Un’aura di intima drammaticità che Joan accoglie con passione, anche quando evoca l’umore romantico e teso di “Life's what you make it” - già eseguita al tributo londinese ai Talk Talk lo scorso novembre dopo la morte di Mark Hollis - in un passo a due con Justin Hicks. Ancora, le cupe riflessioni di Neil Young sul prezzo del successo di “On the beach” diventano un passaggio egualmente tormentato, ma di certo meno plumbeo con le sue svisate jazzistiche, mentre in “There are worse things I could do” si cimenta con uno dei successi del musical Grease e in “Spread” suggestioni mariachi e beat cadenzati rendono il brano degli Outkast un pezzo di ansiogena carnalità, con la voce profonda di Meshell Ndegeocello a fare le veci di André 2000 e delle sue migliori fregole (“Don’t wanna move too fast / Can’t resist your sexy ass”).

È la stessa Police Woman a spiegare cosa rappresenta per lei un album di cover. ”Ricreare canzoni esistenti è per me una sfida gratificante, soprattutto con quelle che adoro", ha affermato. "Inizio pensando proprio ai motivi per cui amo un determinato pezzo e poi, prendendo quegli elementi li riformulo. Armonizzo nuovamente gli accordi, sposto le strofe i ritornelli per ricostruire la composizione, cambiandone così l’atmosfera”. 

Quello che rende “Cover Two” talmente coeso nel suo insieme è stata perciò proprio la straordinaria sensibilità di Joan Wasser nel fare di queste tracce incise in tempi e luoghi differenti un unico flusso musicale, legandole tra loro come se avessero un tema unificante, struggente e denso di pathos. Spogliati delle loro caratteristiche, i brani qui presi in prestito diventano il presente, vulnerabile e piccante, di un’artista che non ha mai mancato un’occasione per mettersi alla prova. Anche guardandosi semplicemente attorno.

TRACKLIST

01. Kiss (05:09)
02. Spread (04:21)
03. Under Control (03:41)
04. Not the Way (03:47)
05. I Keep Forgettin' (05:24)
06. Life's What You Make It (05:59)
07. Out of Time (02:23)
08. On The Beach (06:37)
10. Running (04:24)
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