«OPERAZIONE ORO - Joan Thiele» la recensione di Rockol

Joan Thiele canta in italiano e fa una gran bella figura

L'EP contiene alcuni brani già noti e una manciata d'inediti, che confermano lo sguardo internazionale della cantautrice e la voglia di esplorare tematiche poco pop.

Recensione del 19 mar 2020 a cura di Erica Manniello

Voto 6/10

La recensione

Dopo un primo EP e dopo il debutto discografico “Tango”, Joan Thiele è tornata sul formato ridotto con “Operazione Oro”, un extended play che raccoglie tracce già note come “Le Vacanze”, “Puta” e “Bambina” e una manciata d’inediti.

La lingua, salvo alcune parentesi in spagnolo, è l’italiano, una scelta non scontata per la cantautrice, classe 1992, che, con origini metà italiane e metà svizzero- colombiane, ha girato il mondo, dalla Colombia al Canada, dai Caraibi all'Inghilterra e al Garda: l’Italia è solo una delle tante patrie di Joan Thiele. E si sente, in “Operazione Oro”, l’EP della ricerca dell’identità, non tanto artistica quanto personale, della cantante, che racconta con parole e musica come dall’incontro/scontro tra diverse acque, diversi suoni e diversi sapori possa nascere, all’interno di un processo dialettico, il traballante nocciolo in continua evoluzione di quello che chiamiamo sé. “Operazione Oro” è essenzialmente la colonna sonora di questa ricerca e le canzoni che lo compongono partono da vecchie bobine di viaggi in giro per il mondo, filmati in cerca di soundtrack.

Dopo i brani già editi “Le vacanze” e “Puta”, l’EP procede con il primo inedito di “Operazione Oro”, “Sempre la stessa”: si confermano i suoni world music del passato, il cantato estremamente ritmato, la voce effettata e la basi minimali arricchite però da molti piccoli dettagli.

Il tappeto sonoro creato con il produttore Zef – il missaggio è invece opera di Marco Caldera, che ha lavorato a “Operazione Oro” al Vulcano Studio di Bologna – è electropop con bassi potenti e accompagna Joan Thiele tra i meandri dei piccoli grandi interrogativi dell’esistenza e di quell’identità che continua a sfuggire: “Ho tre passaporti ma non bastano”, canta Joan Thiele. È una sorta di malinconia da climi caldi quella della cantautrice, che a volte delega al ritornello e agli skit - nell’EP ce ne sono due, “L’attesa” e “La rivelazione” - la positività, per tornare a toni musicalmente più seri sulle strofe. Molto delicata “Viso blu”, con un testo per nulla banale: dall’altra parte dell’Atlantico una giovanissima Billie Eilish potrebbe cantare qualcosa di molto simile. Joan Thiele a volte si affida allo spagnolo per sottolineare un passaggio importante. Lo fa in “Viso blu”, ma anche ad esempio in “Puta”, un brano doloroso dove “hola papi” suona quasi più inquietante di “Mi chiamava puta poi faceva un Padre nostro”.

“Sei come sei anche se non lo sai” è il ritornello di “Medicine”, terzo inedito del disco, uno dei più orecchiabili – e anche dei più cupi - dell’EP. Colpisce che la voce di Joan Thiele, forse qui più che negli altri pezzi, sembri un po’ da bambina, con tonalità infantili che amplificano ancor più i passaggi più conflittuali dei testi della Thiele. “Bambina” è anche il titolo del penultimo brano di “Operazione Oro”, pubblicato come singolo all’inizio del mese. E anche qui: “Cercavo casa e ritornavo nella giungla, ma la jungla eres tu”. Merita un viaggio la giungla di Joan Thiele: tra le liane e i monsoni troverete qualcosa di poco comune nel panorama italiano contemporaneo, qualcosa a cui vale la pena dare ascolto.

TRACKLIST

01. Le Vacanze (03:29)
02. Puta (03:19)
03. Sempre La Stessa (02:46)
04. L'Attesa - Skit (00:48)
05. Viso Blu (03:53)
06. Medicine (03:12)
07. Bambina (03:54)
08. La Rivelazione - Skit (00:39)
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