«FUNERAL - Lil' Wayne» la recensione di Rockol

“Funeral”: Lil Wayne entra a gamba tesa nel terzo decennio di carriera

Il rapper classe '82 ribadisce di non avere alcuna intenzione di abbandonare palchi e studi di registrazione, nonostante i 25 anni di carriera alle spalle

Recensione del 06 feb 2020

La recensione

Servirebbe un libro per spiegare l'importanza di Lil Wayne per il mondo del rap (americano e non), e probabilmente neanche le pagine di un tomo voluminoso basterebbero a rendergli giustizia. Il rapper di New Orleans ha infatti riscritto più volte le regole stilistiche e commerciali del genere, lungo una carriera che è iniziata quando aveva appena 12 anni. A quell'età ha infatti inciso il primo album, in collaborazione con B.G., con cui nel '97 – insieme da Juvenile e Young Turk – ha dato vita agli Hot Boyz, con cui ha pubblicato diversi lavori. L'esordio solista arriva a 17 anni, nel 1999 – dopo aver abbandonato gli studi a 14 anni -, e nel giro di poco più di un decennio diventa uno dei rapper più influenti della scena, raggiungendo l'apice del successo con “The Carter III”, che solo negli U.S.A. vende più di 3.5 milioni di copie. Negli anni ha collaborato con tantissimi nomi di spicco, dal rap al pop – da Chris Brown a Rick Ross, da T-Pain a Mary J.Blige, da Ariana Grande a Kendrick Lamar -, firmando hit che ancora oggi suonano nei club di tutto il mondo, come “A Milli”, “Lollipop”, “Sucker for pain”. È stato un mentore per molti rapper, come nel caso di Drake, messo sotto contratto da lui nella Young Money Entertainment; ha all'attivo più di 10 album in studio ed è stato protagonista di un travagliato rapporto di amore/odio con Birdman, il rapper che nel 1993, quando Wayne era appena undicenne, lo ha messo sotto contratto nella Cash Money Records, scommettendo sul suo talento.

Sono innumerevoli gli aneddoti riguardanti la vita di Lil Wayne – dall'arresto e la detenzione a Riker Island, passando per il grande impegno sociale nei confronti della sua città, per arrivare alla travagliata realizzazione del “The Carted Documentary” -, ma il più grande riconoscimento al suo talento è arrivato probabilmente da Barack Obama. L'allora presidente degli Stati Uniti, in un discorso rivolto ai ragazzi e alla necessità di una buona istruzione, ha detto “You are probably not that good a rapper. Maybe you are the next Lil Wayne, but probably not. In which case you need to stay in school”. Negli Stati Uniti, e in buona parte del mondo, Lil Wayne fa parte dell'immaginario della cultura pop da anni.

“Funeral” è il suo tredicesimo album solista ufficiale, che arriva a circa due anni di distanza dal precedente “The Carter V”. 24 tracce per un totale di un'ora e 16 minuti di musica, all'interno del quale compaiono diversi ospiti, come nel disco precedente: in ordine di apparizione figurano Big Sean, Lil Baby, Jay Rock, Adam Levine, 2 Chainz, Takeoff, The-Dream, Lil Twist, XXXTENTACION e O.T. Genasis. Alle strumentali invece si alternano – tra produttori e co-produttori - R!O, Kamo, Mannie Fresh, Sarcastic Sounds, Some Randoms, Rex Kudo, Charlie Handsome, Alex Delicata, Sommers, Aaron Z, Chill Shump, Rivs On Da Beat, Infamous, Benny Wond3r, Yonni, Jahlil Beats, Bijan Amir, StreetRunner, Azzouz, Amos Roddy, Ogren, Ben Billions, B Ham, Rockamore, Stonii, Bobby Keyz, Fuse, MonstaBeatz, Mike Will Made It, Blue Cheeze, Coll & Dre, Spanish Josh, Prxz, Natra Average, Murda Beatz, Smurv, Galvez e Louie Haze.

“Funeral” è un album tanto vario dal punto di vista delle sonorità, quanto da quello delle liriche. Lil Wayne sostiene di non scrivere più nessuna delle sue rime da anni, ma di entrare nella cabina di registrazione con i testi impressi in mente; visti i risultati, dev'essere uno sforzo mnemonico non indifferente. Ci sono alcuni elementi ricorrenti nell'album: il tema della morte, ad esempio, si ripropone in diverse occasioni, sebbene declinato in maniera differente. Sin dall'apertura del disco, dalla title track, ci sono ripetuti riferimenti al trapasso, così come in “Not Me” - una provocazione sul fatto che nessuno riesca a farlo fuori -, o in “Trust Nobody” con Adam Lavine, in cui si rivolge laconicamente al Signore; o ancora con una fugace e significativa barra in “Stop Playin With Me”, “Closed my eyes last night and had a dream I was dyin'/When I woke up, I was surprised, and I hate surprises”. C'è però molto altro nel disco: c'è l'autocelebrazione, c'è la sfrontatezza, c'è il lusso sfrenato – come quando dice di volere un aeroporto nel giardino di casa sua -, c'è l'incubo di tornare povero espresso in “Dreams”. C'è la pioggia di barre ed incastri in “Mama Mia”, 3 minuti e 45 secondi di prepotenza tecnica e metrica, che si ripete in “Ball Hard”, con Lil Twist che sembra voler omaggiare flow e stile di Wayne. C'è la delicatissima “Sights and Silencers”, una love song arricchita dalla soave voce di The-Dream. C'è la rabbiosa confessione di “Bastard (Satan's Kid)”, lo sfogo autobiografico che racconta della difficile infanzia, contraddistinta da un padre che se n'è andato di casa quando il rapper aveva appena due anni. Ci sono strumentali che omaggiano il sound che andava per la maggiore quasi un decennio fa – come la prima parte di “Piano Trap”, o “Dreams” -, così come produzioni trap, altre dal suono più classico, altre che nella loro dualità riescono ad essere tanto pezzi rap puri quanto banger da club – su tutte, “Clap For Em”.

Il disco è un'enorme raccolta di ciò che ha sempre caratterizzato il rap di Wayne: riferimenti al rap e alla musica in generale, alla cultura di massa, al cinema, alla televisione, allo sport, barre politicamente scorrette, provocative ed esplicite, riferimenti sessuali particolarmente vividi e liriche violente. “Funeral” proietta il rapper trentasettenne nel nuovo decennio, mantenendo inalterate le caratteristiche che gli hanno garantito il successo; lo fa in maniera coerente, anche se forse annacquata da un numero di tracce eccessivo, non tutte ugualmente ispirate. Basta però un rapido ascolto di “I Do It” per capire quanto le nuove generazioni debbano a Lil Wayne, e quanto quest'ultimo possa ancora dare al rap: ascoltare “Mama Mia” per convincersi definitivamente.

(Riccardo Primavera)

TRACKLIST

01. Funeral (03:14)
02. Mahogany (02:57)
03. Mama Mia (03:45)
04. I Do It (ft. Big Sean, Lil Baby) (03:04)
05. Dreams (03:47)
06. Stop Playin With Me (03:07)
07. Clap For Em (02:30)
08. Bing James (ft. Jay Rock) (03:23)
09. Not Me (03:19)
10. Trust Nobody (ft. Adam Levine) (02:48)
11. Know You Know (ft. 2 Chainz) (02:44)
12. Wild Dogs (03:36)
13. Harden (03:02)
14. I Don't Sleep (ft. Takeoff) (03:20)
15. Sights And Silencers (ft. The Dream) (03:22)
16. Ball Hard (ft. Lil Twist) (02:58)
17. Bastard (Satan's Kid) (03:12)
18. Get Outta My Head (ft. XXXTentacion) (02:58)
19. Piano Trap (03:14)
20. Line Em Up (02:59)
21. Darkside (02:19)
22. Never Mind (03:33)
23. T.O. (ft. O.T. Genasis) (03:08)
24. Wayne's World (03:45)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.