«CULT CLASSIC - Blue Oyster Cult» la recensione di Rockol

Una ristampa non superflua di ‘Cult Classic’, ad officiare i veterani dell’occult/sci-fi rock

Recensione del 06 feb 2020

La recensione

A far riemergere questa compilazione di successi autocelebrativi del leggendario “culto dell’ostia blu” (in parallelo con un’altra reissue targata Blue Öyster Cult, ‘Hard Rock Live Cleveland 2014’) ci pensa la roccaforte italiana - napoletana, per la precisione - Frontiers Records, già da diverso tempo impegnata sul piano internazionale nella sua impresa di innalzamento delle vecchie e nuove glorie dell’hard rock o dell’AOR/glam più di nicchia, con un roster di artisti che non a caso si fa sempre più pasciuto.

La presente ripubblicazione (egregiamente rimasterizzata) di ‘Cult Classic’ (immesso inizialmente sul mercato, nel 1994, dall’americana Caroline Records), non soltanto presenta una rifinitura sonora che già di per sé conferisce enorme valore al prodotto in questione, ma può risultare particolarmente importante - pur trattandosi, non se ne fa mistero, di un passaggio per di più “accessorio” all’interno del contesto discografico dei veterani psichici del rock - per almeno un paio di motivi: il primo è che la versione in LP si fa pervenire come chicca assoluta, e quindi irrinunciabile, per il fan più canuto e feticista del giradischi; il secondo è che questa raccolta di brani di repertorio (oltre al vinile il titolo è veicolato per tramite dell’ormai quasi desueto formato CD) potrebbe sancire un maggiore pretesto atto a trasmettere agli ascoltatori più giovani il verbo della incredibile combo istituitasi dalle parti di New York nel 1967, inizialmente nota con il nome di Soft White Underbelly. Una storia musicale - andata in porto col beneplacito del geniale manager e produttore Sandy Pearlman - assolutamente unica nel suo genere, forte di un immaginario lirico dai toni sgraziatamente sci-fi e “occultisti”, se così si può dire, per non parlare (tralasciando il look non propriamente “cool” dei musicisti) della maestosa prepotenza evocativa perpetrata dalle varie copertine dei loro storici album (una su tutte quella dell’omonimo debutto del 1972, che ogni nobile rocker avrebbe il dovere di ammirare fanaticamente).

Su ‘Cult Classic’ si profila un’offerta di brani obbligatori a nome BÖC, nello specifico rivisitati da una certa incarnazione anni Novanta del gruppo, quella che vedeva gli assidui pionieri Eric Bloom, Donald ‘Buck Dharma’ Roeser e Allen Lanier, accompagnarsi a una sezione ritmica differenziatasi mediante la presenza di Jon Rogers e Chuck Burgi, a riprodurre senza sbavature di sorta quanto eseguito in precedenza dagli storici fratelli Joe e Albert Bouchard, rispettivamente basso e batteria.

Il materiale stellare che si diffonde malignamente, ma in senso buono, attraverso i timpani deriva in prevalenza da alcuni dei loro lavori commercialmente più noti. Si comincia dall’evocativa “(Don’t Fear) The Reaper” (originariamente incisa sul loro primo disco di platino, ‘Agents Of Fortune’, del 1976), semplicemente tra i prototipi sonori più significativi che la storia del rock ricordi, cui fanno seguito autentici pezzi da novanta quali “E.T.I. (Extra Terrestrial Intelligence)”, “This Ain’t The Summer Of Love” o l’altera “Flaming Telepaths”, altro passaggio irripetibile dal capolavoro ‘Secret Treaties’ (1974), non per nulla inserito dalla credibile testata Ultimate Classic Rock nella sua lista dei 50 Migliori Dischi Heavy Metal di tutti i tempi. Non mancano all’appello la gloriosa “Godzilla” (dalla tracklist di ‘Spectres’, altro dischetto interessante datato 1977) e la superlativa “Burning For You”, dal fortunato ‘Fire Of Unknown Origin’, uscito nel 1981 e prodotto dallo stimato Martin Birch (lo stesso di ‘Heaven And Hell’ e ‘Mob Rules’ dei Black Sabbath), particolarmente noto per la sua fruttuosa e longeva collaborazione con gli Iron Maiden del periodo d’oro (le sue produzioni per la Vergine di Ferro vanno dal mai dimenticato ‘Killers’ al già fiacco ‘Fear Of The Dark’). Del resto nemmeno l’egregio Steve Harris, basso e mente dei Maiden, ha mai dissimulato il suo sentimento per il culto senza tempo dei mitici BÖC.

(Simöne Gall)

TRACKLIST

01. (Don't Fear) The Reaper - Remastered (05:07)
02. E.T.I. (Extraterrestrial Intelligence) - Remastered (05:14)
03. M.E. 262 - Remastered (03:10)
04. This Ain't the Summer of Love - Remastered (02:45)
05. Burning for You - Remastered (04:28)
06. O.D.'d on Life Itself - Remastered (04:53)
07. Flaming Telepaths - Remastered (06:07)
08. Godzilla - Remastered (03:41)
09. Astronomy - Remastered (08:46)
10. Cities on Flame with Rock 'n' Roll - Remastered (04:08)
11. Harvester of Eyes - Remastered (03:57)
12. Buck's Boogie - Remastered (06:52)
13. (Don't Fear) The Reaper - Tv Mix Remastered (05:08)
14. Godzilla - Tv Mix Remastered (03:42)
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